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Venezia, rimosso lovetto. Il monumento allo spreco parcheggiato in unazienda
Corriere del Veneto 23/5/2020

È a disposizione della giustizia. Ora si pensa dove posizionarlo

VENEZIA. Una coppia di operai aggancia le cinghie allovetto rosso e si assicura che tengano bene. La grande gru appoggiata sulla chiatta inizia a tirare e pare quasi una piccola astronave che prende il volo, per poi atterrare delicatamente a bordo. Sono le 14.10 e così, in un paio di minuti senza poesia, dopo quasi sette anni di disonorato servizio lovovia di Calatrava se ne va in soffitta. Anzi, per ora se ne starà in un piazzale della ditta Boscolo Bielo, incaricata della rimozione, a disposizione della giustizia, visto che il Comune di Venezia sta valutando se citare per danni i progettisti e per ora è in corso una perizia. Poi, chissà. Molti ci chiedono se la terremo e magari esporremo da qualche parte - ammette lassessore comunale ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto, che ha seguito le operazioni passo passo - Può essere che serva per non ripetere certi errori, perché sono stati sprecati due milioni di euro di denaro pubblico. E una giornata simbolica per Venezia - aggiunge il sindaco Luigi Brugnaro, che lo scorso 5 maggio aveva battezzato lapertura del cantiere - abbiamo rimosso uno degli emblemi dello spreco. I tempi sono cambiati, la città si apre al futuro privilegiando oculatezza e progettualità, senza opere fini a se stesse.

Ca Farsetti lavora da almeno tre anni alla rimozione dellovetto. Ma prima ha dovuto superare lo scoglio della Corte dei Conti, perché era necessario dimostrare la sua totale inutilità, in quanto non funzionante, per evitare il danno erariale. Il via libera era arrivato proprio un anno fa dal procuratore regionale Paolo Evangelista, che ieri è stato uno dei primi a esultare. Sono molto contento - ha commentato - È un dato tangibile della funzione collaborativa della procura contabile. La Corte aveva aperto uninchiesta, ma si è dovuta arrendere di fonte al fatto che i consulenti avevano riscontrato errori a monte, nella progettazione, e non di esecuzione del lavori: e i progettisti in quanto tali sono esclusi dalla sua giurisdizione, tanto che per citare a giudizio la stessa archistar catalana Santiago Calatrava per laumento dei costi del ponte si era sfruttato lincarico di consulente artistico, datogli dal Comune. Il frutto delle indagini della Procura è stato però messo a disposizione dellAvvocatura civica per avviare unazione risarcitoria in sede civile, conclude Evangelista. Azione che, appunto, è già stata avviata.

Lovovia era stata installata nel novembre 2013, cinque anni dopo lapertura del ponte, ed era costata due milioni di euro. Unoperazione voluta per consentire alle persone diversamente abili di fruire di quel ponte-opera darte, ma avversata dallo stesso Calatrava, a sua volta però accusato di insensibilità nei confronti di chi non lo avrebbe mai potuto attraversare con le proprie gambe. Ma fin da subito erano emersi enormi problemi: troppo piccola, caldissima destate, malfunzionamenti tecnici insuperabili, che nelle poche corse fatte nei primi mesi di vita da uno stop e laltro, avevano intrappolato dentro perfino un assessore. Doveva essere un progetto ambizioso per risolvere un problema importante, ovvero la mobilità per i diversamente abili - afferma Zaccariotto - Noi in questi anni abbiamo affrontato a largo raggio il problema delle barriere architettoniche e il nuovo piano prevedeva appunto la rimozione dellovovia e la gratuità dei vaporetti da piazzale Roma alla stazione per chi ha difficoltà motorie.

Resta aperto il futuro dellopera. Il direttore del Corriere del Veneto aveva lanciato la provocazione che forse sarebbe stato meglio tenerla lì, come totem dello spreco. La stessa proposta laveva lanciata un anno fa la Federazione italiana per il superamento degli handicap, che per prima aveva aperto il dibattito su un ponte così simbolico ma inaccessibile ai disabili: il problema è che, come si dice a Venezia, el tacòn è stato peggio del buso . Lovovia resti quale monito allesclusione, quale modello negativo di ciò che non bisogna fare, aveva suggerito la Fish. Non sono daccordo, è stata un fallimento tecnico ed economico e andava rimossa, replica Zaccariotto. Pare che qualcuno si fosse fatto avanti per chiederla, qualcuno aveva detto che si sarebbe potuta esporre in terraferma, a Forte Marghera, qualcuno aveva ipotizzato la Biennale. Mi sembrerebbe unulteriore perdita di tempo e di denaro, visto che hanno già sprecato tanto - commenta Francesco Bonami, critico darte ed ex curatore della Biennale - Mi sento di dire che la sfortuna di questopera è stato quasi un modo con cui Venezia ha tentato di resistere alla contemporaneità.

La butta invece in burla Matteo Secchi, che con gli amici di Venessia.com nel 2013 manifestò in sci e scarponi contro lovovia. Siamo molto tristi, perché si infrange un sogno - sottolinea - non potremo più partecipare alle Olimpiadi invernali, non abbiamo più strutture adeguate. Poi, però, Secchi si fa serio: Lovovia era uno scandalo, costata un mucchio di soldi senza mai essere servita a nulla. I diversamente abili non lhanno mai usata. Da ieri quella sfera rossa, diventata ricettacolo di adesivi di tutti i tipi, ha preso il volo.



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