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Milano. Nessun vincolo dalla Soprintendenza. «Lo stadio Meazza si può demolire»
Andrea Senesi
Corriere della Sera - Milano 22/5/2020

Scontro sulle volumetrie, ma accordo vicino. Futuro di San Siro al centro della campagna elettorale

Troppe «le modifiche intervenute nel corso dei decenni»: lo stadio di San Siro «non presenta interesse culturale e come tale è escluso dalle disposizioni di tutela». Il vecchio Meazza, in altre parole, potrebbe essere tranquillamente demolito. Il parere arrivato dal ministero dei Beni culturali, firmato da Francesca Furst, presidente della commissione regionale per il patrimonio, è un passaggio importante nella trattativa che da un anno e mezzo mette di fronte Milan,Inter e Comune.

In realtà le due società si sono ormai da mesi convertite all’idea del recupero di parti del vecchio impianto — una curva, una tribuna e una parte del campo — , in ossequio alla richesta di «rifunzionalizzazione» avanzata dalla politica e caldeggiata dallo stesso sindaco Sala. Ma Milan e Inter non approfitteranno ora del mancato vincolo per rimettere in discussione tutto. Entrambi i progetti in campo, firmati dagli studi Populous e Manica/Sportium , prevedono appunto una parziale «rifunzionalizzazione» del Meazza, a fianco del nuovo impianto, e cosi sarà. Che San Siro non abbia alcun valore culturale, notizia anticipata ieri mattina dal sito Affaritaliani.it, fa però pendere ancor di più la bilancia a favore del buon esito della trattativa tra le parti, attualmente divise dagli indici volumetrici da realizzare. A fronte di una spesa di 74 milioni di euro per mantenere in vita alcune parti di San Siro i club chiedono di edificare 180mila metri quadrati per rientrare dall’investimento da un miliardo. Ancora troppo cemento, secondo i piani invece dell'amministrazione. Ma la strada dell’accordo sembra davvero tutta in discesa. Anche perché lo «spauracchio» di un vincolo della Soprintendenza, più volte agitato in passato, da ieri è semplicemente lettera morta. I dirigenti della squadre incontreranno settimana prossima i comitati per il No, nel tentativo di far ricredere anche i più scettici sull’opportunità di un progetto non solo sportivo ma di riqualificazione di un intero quartiere. A breve arriverà il nuovo e forse decisivo vertice in Comune per la tanto attesa fumata bianca sul nuovo stadio. Ma attenzione, anche se l’accordo generale sembra a un passo, l’iter sarà comunque lungo e accidentato. Il nuovo studio di fattibilità dovrebbe arrivare entro l’estate, mentre a settembre ci dovrà essere l’approvazione in giunta in vista poi del progetto definitivo che dovrà ricevere il sì della Regione (ogni grande superficie di vendita necessita del placet del Pirellone), prima della variante urbanistica che dovrà superare ancora lo scoglio del Consiglio comunale. Quando arriverà il sì definitivo? In un arco di tempo compreso tra aprile e ottobre dell’anno prossimo. In pratica: nel mezzo della campagna elettorale o addirittura nella nuova consigliatura. In entrambi i casi la questione stadio promette di essere al centro del dibattito politico della città.

Eccone un assaggio. «Ci manteniamo contrari alla realizzazione di edilizia con indici raddoppiati rispetto a quelli indicati dal Pgt», commentano gli esponenti del Pd Carlo Monguzzi e Alessandro Giungi. Anche l’ambientalista di Milano progressista Enrico Fedrighini è scettico: «A maggior ragione rimane aperta e conveniente l’ipotesi di un restyling del Meazza». Nella maggioranza di centrosinistra i contrari alla «colata di cemento» restano insomma tantissimi. L’assessore Pierfrancesco Maran mantiene invece l’equilibrio: «Il confronto resta complesso e vedremo se ci saranno le condizioni per un accordo. È molto interessante l’idea di rifunzionalizzare il Meazza perché diventi un parco per lo sport di base. Restano aperti ancora tanti punti, a cominciare dai diritti edificatori».



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