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Boboli. Per i fiorentini tornerà a essere il luogo delle dolci passeggiate
Luciano Artusi
Corriere Fiorentino 22/5/2020

Piazza dei Pitti evoca la forma di un anfiteatro. Questo caratteristico e vasto spazio cinquecentesco, chiuso su tre lati, è dominato sulla sua dolce sommità dal grandioso Palazzo Pitti, fatto costruire da questa famiglia che, grazie alla mercatura, raggiunse una posizione tale di ricchezza da poter competere con quelle dei Medici e degli Strozzi.

Il palazzo, che si erge di fronte alla piazza in discesa, fu edificato nel 1440 dallambizioso Luca Pitti che diede lincarico della progettazione a Filippo Brunelleschi. Tanta era lalterigia dellintraprendente e ricco mercante di superare lo sfarzo dei Medici e degli Strozzi, che volle la sua costruzione di dimensioni tali da non riscontrarne eguali in tutta la città. Dopo una lunga fase di progettazione, i lavori iniziarono nel 1458 (quando il Brunelleschi era già morto da due anni), sotto la direzione di Luca Fancelli, suo giovane allievo.

Il palazzo, adagiato sulle pendici del colle di Boboli in posizione dominante, si sviluppò con accentuata orizzontalità su tre piani, in pietra forte a bozze di caldo e possente bugnato rustico nella parte inferiore, e liscio in quella superiore, ostentando tutta la sua grandiosità. Infatti, si diceva che, secondo le disposizioni impartite da Luca Pitti al Brunelleschi, le dimensioni dovessero essere tali da poter contenere allinterno del suo cortile il Palazzo Strozzi, e le grandi arcate delle finestre dovessero avere lestensione del portone di Palazzo Medici. Le spese furono ingentissime e la famiglia Pitti le sopportò fintanto la buona sorte le arrise. Alla metà del 500 Buonaccorso Pitti fu però costretto a vendere il gioiello di famiglia nientemeno che a Cosimo I de Medici, che lacquistò per la consorte Eleonora di Toledo, dando subito lincarico a Bartolomeo Ammannati di eseguire lavori di ampliamento (1560-1577). Nelloccasione Cosimo fece togliere tutti gli stemmi dei Pitti che per tanti anni erano stati suoi avversari; lunico ancora sulla piazza è quello sul palazzo di fronte, allangolo con lo Sdrucciolo de Pitti. Alle spalle di Palazzo Pitti si apre lo scenografico Giardino di Boboli, che si estende su una vastissima area verde. Definito una reggia allaria aperta è universalmente considerato il tipico esempio di giardino allitaliana. Ricco di piante di vario genere, adornato da fontane, grotte, scalinate e prati digradanti, fu ideato e realizzato da Cosimo I de Medici con laiuto di Niccolò Pericoli detto il Tribolo, poi continuato dallAmmannati, dal Buontalenti e, infine, da Alfonso Parigi nel 1665. Il sontuoso giardino ricco di pomari, piante di alto fusto, boschetti, statue, terrazze, viali, vialetti e sentieri, fu l eden esclusivo dei granduchi Medicei e Lorenesi e, ai primi dell 800, anche di Napoleone, durante il suo breve governo italiano. Con lo Stato Unitario, nel 1861 passò tra i beni della Corona dItalia, divenendo la reggia dei Savoia che labitarono dal 1865 al 1870 durante Firenze Capitale. Il re, appassionato cacciatore, si dilettava nella tesa del roccolo per catturare gli uccelli proprio nel giardino della reggia. Questo tipo di caccia consisteva nellappostamento fisso fra i rami di una grande quercia, da dove si calavano reti verticali disposte a semicerchio, nascoste sotto il folto pergolato di fronde, nelle quali simpigliavano gli uccelli. Boboli, era il territorio di caccia preferito dal sovrano che, ritornando dalla tesa del roccolo, era uso gustarsi non degli uccelli arrosto, ma una bella bistecca ai ferri. In certe serate invernali poi, amava cacciare col fr ugnolo e la balestra, caccia proibita (naturalmente, come sempre, non per chi fa le leggi), che in circa unora poteva consentire la presa anche di 60 o 70 fra tordi e altri uccelli, uccisi mentre se ne stavano quieti a dormire nelle folte chiome degli alberi. Questo modo di cacciare consisteva nellandare silenziosamente a buio fondo nel parco, col fido capo giardiniere Vincislao Mercatelli, il quale si muoveva fra le piante puntando il frugnolo, cioè la lanterna a riverbero che mandava un vivo sprazzo di luce in avanti evidenziando le prede, senza far vedere chi la portava, così che il cacciatore, non visto, tirava a colpo sicuro con la silenziosa balestra. Sembra il caso di citare il vecchio adagio: Biasimare i Principi è pericolo, e il lodarli è bugia!. Il giardino è stato poi per anni la meta preferita dei fiorentini, sostituiti pian piano dagli stranieri. Anche il Calcio in Costume ha giocato nellAnfiteatro di Boboli la prima partita di maggio dagli anni 30 fino allinizio della seconda guerra mondiale e pure negli anni 50, successivamente, negli anni 80 anche nel Prato delle Colonne.

Attualmente il Giardino di Boboli accoglie ogni anno oltre 800.000 visitatori per la maggior parte turisti ma, da questanno i cittadini del giglio, usciti dallincubo del coronavirus sicuramente se ne riapproprieranno, facendone meta preziosa di dolce e rilassato soggiorno.



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