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Venezia. Ombrelloni, il sindaco: «Divieti del passato cambiamo regolamento»
Giorgia Pradolin - Fiorella Girardo
Corriere del Veneto 29/5/2020

Ma la nuova ipotesi per San Marco solleva pareri discordi

VENEZIA. «Se esiste un regolamento comunale che rappresenta un impedimento alla possibilità di mettere ombrelloni in piazza San Marco, proporremo al Consiglio comunale di cambiarlo». Era seduto al Quadrino dei fratelli Alajmo, per la riapertura ufficiale, ieri sera il sindaco Luigi Brugnaro, quando ha voluto sottolineare la sua adesione al progetto dei sette caffè storici della Piazza: ombrelloni per affrontare l’estate, ispirati a quelli che si vedono nei quadri di Canaletto. Un’idea partita l’anno scorso e tornata più forte oggi che per le norme anti-Covid, hanno dovuto rinunciare a metà dei posti interni e, per limitare i danni, vorrebbero sfruttare quelli esterni, inservibili per lunghe ore della giornata a causa del sole. I Caffè nelle settimane scorse hanno inviato un rendering del progetto alla Soprintendenza e sono in attesa di una risposta.

«C’è già stato un primo contatto con la Soprintendenza — svela il sindaco — non sembra vi siano particolari problemi ma dobbiamo capire bene dove sia l’impedimento, se è nostro per divieti del passato, oggi vanno aggiornati. Gli esercenti sono interessati a far bene, ad avere gli ombrelloni in sintonia con la Piazza anche esteticamente, lo vedo come un miglioramento, un po’ di modernità, serve un po’ di coraggio».

Che il tema faccia discutere non c’è dubbio.Piazza San Marco è il nervo scoperto della città, luogo simbolo dell’identità cittadina e allo stesso tempo dell’imbarbarimento turistico. L’emergenza, si ripete da più parti, dovrebbe spingere a essere più permissivi in questo periodo, e in realtà, il Decreto Rilancio approvato settimane fa dal Governo prevede fino a ottobre 2020 la sospensione temporanea del regime autorizzativo per i dehors. Era stato lo stesso ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a spiegare l’allentamento delle norme in una conferenza stampa, annunciando la possibilità di ampliamento e utilizzo degli spazi senza bisogno di permessi. E qui entra in gioco la burocrazia che rende difficile capire se anche Piazza San Marco possa godere delle stesse aspettative. Chi conosce i bizantinismi ministeriali assicura che ci sono buone possibilità che l’assenso arrivi, altrimenti sarebbe già sopraggiunto un no secco, mentre in città i pareri sono discordanti. «Ci mancherebbero solo gli ombrelloni in Piazza - tuona Toto Bergamo Rossi - si tratterebbe di un precedente pericoloso. Il fatto che fossero presenti nei quadri del Canaletto non significa nulla perché i visitatori di allora non sono certo quelli di oggi». Di parere opposto l’ex direttore regionale dei beni culturali del Veneto Ugo Soragni: «In una situazione emergenziale di questo tipo, io sono favorevole. La soluzione degli ombrelloni non è la più indicata e si potrebbe pensare a velari e altre cose, ma si può approfittare dell’occasione per mettere ordine all’arredo urbano di tutta la Piazza, dai tavolini alle vetrine». In attesa del direttivo che si terrà oggi, Italia Nostra si dice «preoccupata che Venezia diventi un enorme plateatico e non vorremmo che il Covid si trasformasse in un grimaldello per far arretrare il pubblico rispetto al privato».



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