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Bolzano. Un olandese per il Museion
Silvia M.C. Senetta
Corriere del Trentino 5/6/2020

Da lunedì il nuovo direttore van der Heide: «Un ecosistema per la cultura»

Bart van der Heide ha ufficialmente raccolto il testimone di Letizia Ragaglia e, da lunedì, è il nuovo direttore di Museion. Un inizio particolarmente travagliato, il suo. A cominciare dalla procedura di selezione, bandita a giugno 2018, andata a vuoto per il «gran rifiuto» dei candidati scelti tra centinaia di curricula. Un primo flop al quale aveva fatto seguito, a febbraio 2019, una nuova ricerca con selezione a chiamata diretta. Cinque mesi dopo, a luglio dello scorso anno, era finalmente arrivata la fumata bianca e il collegio della Fondazione Museion di Bolzano aveva comunicato il nome del successore di Letizia Ragaglia, nel frattempo rinnovata per un anno alla guida del museo di arte contemporanea altoatesino.

L’esordio poteva già risultare sufficientemente rocambolesco, ma a renderlo ulteriormente pirotecnico ci si è messo il coronavirus e il lungo lockdown interrotto proprio quattro giorni prima dell’insediamento di van der Heide. Giovedì scorso, con l’inaugurazione della nuova mostra di Karin Sander e il progetto P.O.V. Point of view del Butch-ennial Contemporary Art Group, Museion ha riaperto i battenti con tutte le complicazioni date dalle misure di sicurezza imposte per il contenimento della pandemia. Non le condizioni più rilassanti che si possano augurare a un nuovo direttore.

Ma lo storico dell’arte olandese, già curatore capo allo Stedelijk Museum di Amsterdam e direttore del prestigioso Kunstverein di Monaco, ha le spalle larghe e lunedì ha preso possesso del tempio di cristallo sul Talvera animato dalle migliori intenzioni di eguagliare e superare il lavoro di chi lo ha preceduto. Una prospettiva che solletica la fervida mente della presidente della Fondazione. «Con la riapertura dopo la fase di “lockdown” Museion sta vivendo una doppia ripartenza che racchiude molto potenziale e grandi aspettative — ammette Marion Piffer Damiani —. Sotto la brillante direzione di Letizia Ragaglia, a cui va il mio ringraziamento personale e quello di tutto il Collegio della Fondazione, in questi anni Museion è cresciuto e ha raggiunto un ottimo posizionamento sulla scena artistica contemporanea. Con Bart van der Heide si apre un nuovo, entusiasmante capitolo nella storia dell’istituzione».

A pendere sulla testa del nuovo direttore ci sono le aspettative che avevano motivato la sua scelta: «Al centro della sua visione c’è la rilevanza sociale e il contributo che un museo di arte contemporanea può dare allo sviluppo futuro di una società — rammenta la presidente della Fondazione Museion —. Ci aspettiamo quindi un museo che sia “un”, se non “il”, luogo di incontro della nostra regione in cui si trattano i temi più attuali e scottanti del nostro tempo facendo leva su un’ampia base e nella maniera più efficace e collaborativa possibile. Il programma annuale è già stato stabilito; tuttavia già nei prossimi mesi possiamo aspettarci alcuni primi segnali e azioni legati alla nuova visione».

Umile come si era presentato nella prima conferenza stampa, il neodirettore ha avviato il suo mandato con un’analisi sul periodo storico. «Negli ultimi anni i musei hanno subìto una trasformazione straordinaria, si sono adattati a un mondo che cambia e si sono trasformati in piattaforme pubbliche innovative in cui le comunità vivono e interagiscono con la cultura in generale — dichiara van der Heide —. Oggi più che mai il museo si offre come piattaforma dialettica in cui porre ed elaborare le domande sul presente e l’emergenza che stiamo vivendo, con tutta l’incertezza e la complessità ma anche le potenzialità che racchiude, ne ha dimostrato la necessità e l’importanza. Sono entusiasta di accompagnare in questa visione un museo in crescita con un team ambizioso e motivato».

Quindi un tributo al passato. «Museion è riuscito a costruirsi un profilo internazionale che intendo consolidare valorizzando nuovi aspetti e dimensioni rispetto al suo ruolo». Ma lo sguardo è al futuro: «Immagino il museo alla guida di un ecosistema culturale complesso, come partner attivo per migliorare il tenore di vita del territorio e promuovere la creatività, il benessere e le prospettive delle sue comunità».



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