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Napoli. Quattro tavolini e un funerale. Bar a Santa Chiara, adesso è lite
Simona Brandolini
Corriere del Mezzogiorno - Campania 7/6/2020

Il Comitato Portosalvo diffonde la foto di un carro funebre davanti ai dehors
Cittadinanza Attiva contro il Comune. I 5 Stelle: dal sindaco atto contro legge

NAPOLI. Era chiaro che non sarebbe passata sotto silenzio la notizia (pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno ) dei tavolini di un bar allinterno delle mura di Santa Chiara. Colpa della deregulation post Covid dellamministrazione partenopea. Ma ancor più effetto fa la foto scattata ieri da Antonio Pariante (qui a lato), definirla distonica è un eufemismo. Lombrellone bianco che entra nella drammatica scena di unauto funebre in attesa del feretro. Per dirla con la presidente del Fai, Maria Rosaria de Divitiis, un oltraggio senza motivazioni.

Santa Chiara, con ogni probabilità, non sarà un caso isolato vista lordinanza del sindaco Luigi de Magistris. Che, secondo i consiglieri comunali pentastellati Marta Matano e Matteo Brambilla, è illegittima. Come un piccolo animaletto in trappola, che si dimena disperatamente alla ricerca di una via di uscita ed alla fine perde di lucidità e non si rende nemmeno più conto di ciò che sta facendo, così il sindaco di Napoli, adotta provvedimenti senza logica e, sembrerebbe, contro legge, scrivono.

Perché contro legge? I consiglieri spiegano che la delibera (la 168) che consente a locali pubblici di occupare maggiori spazi di suolo pubblico senza alcuna limitazione (ma che a nostro avviso trasformava la città, e i suoi luoghi più prestigiosi per bellezza e valore, in ununica ed interminabile distesa di tavolini), sarebbe dovuta passare al vaglio del consiglio comunale del 3 giugno. In quella sede era contemplata anche una modifica al regolamento comunale per le installazioni effettuate su suolo comunale, i cosiddetti dehors. Peccato che sappiamo come è andata a finire quella seduta: la maggioranza è evaporata e quindi non si è approvato nulla.

Ma il nostro sindaco senza maggioranza ha trasformato la delibera in una ordinanza. La 249 del 4 giugno 2020. A quanto ci risulta, dopo aver riletto il decreto legge 267/2000 che regolamenta gli enti locali ed i provvedimenti emessi dai loro organismi, lordinanza è un provvedimento contingibile e urgente che serve per fronteggiare situazioni di emergenza in materia di igiene, sanità e incolumità dei cittadini. Ebbene, lordinanza 249 non sembra rispecchiare nessuno di questi requisiti quindi non si può utilizzare per il contenuto materiale. E proseguono: Non è utilizzabile anche perché non è competenza del sindaco emettere un atto che va a modificare un regolamento e quindi il regolamento oggetto della proposta di modifica, può essere modificato solo dal consiglio comunale, dove per sua sfortuna il sindaco non ha più la maggioranza. Denunciano: Questa ordinanza dovrebbe provocare lintervento urgente di organi di controllo ed essere disapplicata dagli stessi uffici comunali poiché illegittima. Chiediamo al sindaco di revocarla immediatamente.

Anche i comitati cittadini sono sul piede di guerra ma offrono qualche soluzione. Pariante (Portosalvo) spiega: Basterebbe istituire una grande zona pedonale in tutto il centro storico e la concessione dei dehors di prossimità a tutti gli esercenti. Eccetto le zone protette. Solo così salviamo capre e cavoli. Solo se si blocca la circolazione dei veicoli si potrà dare spazio ai dehors e ai visitatori senza invadere le zone protette. I residenti si arrangeranno. Del resto a Firenze, Roma, Venezia è già da sempre così. Edvige Nastri di Cittadinanza attiva: Bisogna contestare prima di tutto lindiscriminata e pericolosa possibilità concessa dal ministro Franceschini il quale, a corto di idee per rilanciare il settore turistico, non ha trovato di meglio da fare che proporre una rischiosa liberalizzazione di occupazione di suolo pubblico superando finanche le prescrizioni della Soprintendenza. A Napoli, in particolare, città millenaria, ciò si trJaduce con una pericolosa violazione di vincoli paesaggistici, storici e monumentali che rischiano di creare insidiosi precedenti. Lidentità di Napoli non si può ridurre ad un gigantesco villaggio vacanze.



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