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Terme, tempio, mercato. Un radar speciale «disvela» Falerii Novi
Stefania Moretti
Corriere della Sera - Roma 10/6/2020

La ricerca delle università di Cambridge e Ghent

Una città sotterranea scoperta senza scavare, ma usando una tecnologia chiamata Ground penetrating radar (Gpr) che promette di rivoluzionare l’archeologia.

È il risultato del lavoro di un team di ricercatori delle università di Cambridge, facoltà di Studi classici, e Ghent. Siamo a Falerii Novi, sito archeologico tra Civita Castellana e Fabrica di Roma, provincia di Viterbo, a una cinquantina di chilometri dalla capitale. Martin Millett, Alessandro Launaro e colleghi hanno ricostruito trenta ettari e mezzo di un antico insediamento romano risalente al 241 avanti Cristo, all’interno delle antiche mura di Falerii, tuttora visibili, insieme a resti dell’antica città e alla monumentale Porta di Giove. Grazie al Gpr, sono venuti alla luce un intero complesso termale, un mercato, un tempio, un monumento e perfino il reticolo di tubature dell’acqua; un’altra struttura di forma rettangolare, rilevata dagli esperti, potrebbe essere stata un’antica piscina. Agli occhi dei ricercatori si è presentata una città romana molto più elaborata del previsto, nella sua architettura: Falerii Novi era un piccolo insediamento, all’incirca la metà di Pompei. Non se l’aspettavano così sofisticata.

Il lavoro del team è finito sulle pagine della rivista specializzata Antiquity. Il metodo si basa sull’invio di onde radar nel terreno ogni 12,5 centimetri che, rimbalzando sugli oggetti, sono in grado di restituirne immagini tridimensionali dalla risoluzione molto elevata. L’attrezzatura del Gpr viene trainata da un veicolo fuoristrada per fare in modo che le antenne possano inviare onde, mappando l’area di interesse a diverse profondità.

«Le caratteristiche del suolo influenzano la qualità delle immagini che si ottengono — si legge sulla ricerca —, per esempio la quantità di sali disciolti, il contenuto di argilla, l’umidità del suolo. A Falerii Novi le condizioni generalmente asciutte nei mesi estivi erano adatte al rilevamento Gpr, ma le piogge occasionali aumentavano la conduttività del suolo e limitavano la profondità di penetrazione. Dopo la pioggia, erano necessari fino a sette giorni prima che il terreno fosse sufficientemente asciutto per produrre una qualità ottimale dei dati».

L’antico insediamento era stato sondato in precedenza con una tecnica che permetteva di ottenere immagini solo bidimensionali. L’importanza di questo nuovo lavoro di ricerca, sottolineano gli autori, sta nell’aprire nuove prospettive al futuro dell’archeologia: la stessa tecnica è replicabile in altri siti archeologici, dove non è possibile organizzare campagne di scavi o perché troppo grandi o perché gli antichi insediamenti sono intrappolati in strutture moderne. Attenzione, però, avvertono i ricercatori: non è detto che il metodo funzioni ovunque, proprio perché molto dipende dalle caratteristiche dei terreni mappati. A Falerii Novi ha funzionato perfettamente, come dichiara il professore di Archeologia classica a Cambridge, Martin Millett: «Il sorprendente livello di dettaglio che abbiamo raggiunto a Falerii Novi e le avanzate caratteristiche del Gpr utilizzato suggeriscono che questo tipo di indagine potrebbe trasformare il modo con cui gli archeologi indagano i siti urbani del passato. È emozionante e ora realistico immaginare che il Gpr possa essere utilizzato per studiare città come Mileto in Turchia, Nicopoli in Grecia o Cirene in Libia».



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