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Anche a Verona cè una statua controversa. Lasciamola lì
Camilla Bertoni
Corriere di Verona 14/6/2020

Palazzo del Capitanio, un caso il monumento

Verona. Cristoforo Colombo a Boston come Indro Montanelli a Milano, tutti sotto processo, chi decapitato, chi abbattuto, chi vandalizzato, chi fatto capro espiatorio delle storture del mondo. La voglia di cancellare monumenti sta dilagando, ma non è una novità: periodicamente i monumenti tornano in auge. È accaduto anche a Verona: correva lanno 2003, oggetto del contendere fu tal Werner von der Schulenburg.

Con unoperazione di politica della memoria finita nel mirino del dibattito culturale di allora, si è decisa unidentificazione molto discussa per una scultura quasi anonima, caricandola di significato con laggiunta di una cornice marmorea, dalleffetto esteticamente discutibile, e delleffigie di un suo ancora più discutibile discendente. La statua è quella consunta in tufo che si è deciso rappresenti Johann Matthias von der Schulenburg (1661-1747) sulle pareti del Palazzo del Capitanio in Cortile del Tribunale, feldmaresciallo si legge nella dedica incisa appunto nel 2003 della Serenissima, eroico difensore di Corfù dai Turchi (1716), poi governatore militare di Verona. Ma qualcuno, a suo tempo, si oppose: allidentificazione - perché fonti storiche parlavano invece di Pietro Gradenigo, Capitano di Verona nel 1672 - ma più ancora allaggiunta del discendente Werner von der Schulenburg (1881-1958) letterato, tedesco innamorato dellItalia e di Verona che con agile penna rievocò le gesta dellantenato. Ad aprire Wikipedia oggi, alla pagina dedicata a Werner, ne esce un ritratto di antinazista le cui opere furono bandite dal regime hitleriano. Ma a opporsi a questa apologia, qualcuno dice costruita ad arte, fu Gian Paolo Marchi, allora docente universitario a Verona. Altro che oppositore, scrisse a suo tempo, appoggiato poi da altri storici: la biografia di Werner lascia aperti molti inquietanti interrogativi sulla sua adesione al fascismo e al nazismo, mettendo in discussione pure il suo rapporto con Verona. Unambiguità politica alla luce della quale ci si chiede se fosse proprio il caso di dedicargli un medaglione in bronzo e unepigrafe lusinghiera. Che facciamo, quindi, labbattiamo? Al contrario risponde lo storico e regista teatrale Carlo Saletti - : un personaggio controverso fa venire lacquolina in bocca. Quale occasione migliore per ricostruire le molte facce di un passato imbarazzante? E a sostegno della sua tesi Saletti cita il caso di Tirana dove i padri del comunismo non sono stati distrutti, ma, una volta tolti dalle piazze della città, imballati: in attesa di una sistemazione, componevano un deposito della memoria che assomigliava a un limbo. Diversa la sorte subita dalle icone del comunismo a Budapest, dove le statue, storicizzate, sono esposte al pubblico. Il tanto discusso Monumento alla Vittoria di Bolzano riprende Saletti - è stato inserito nella contemporaneità attraverso uninstallazione di luci al neon e ospita un museo del fascismo, un invito a conoscere e comprendere. I monumenti vanno storicizzati, non cancellati, perché sono finestre che illustrano quanto la storia possa essere complessa e contraddittoria.



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