LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Firenze non produce più cultura
Giulio Gori
Corriere Fiorentino 14/6/2020

Leditore Passigli: il turismo di massa e la scommessa sul sapere sono scelte incompatibili

Firenze ha commesso il grande errore di identificarsi troppo col turismo di massa e oggi non produce più cultura. Stefano Passigli, editore, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, non ci gira intorno: la crisi che la città sta vivendo a causa del Covid è lo specchio di scelte fatte nel corso degli anni. Offrirsi al turismo e investire sul sapere sono cose incompatibili.

Una Firenze che ha smesso di produrre cultura, in un Paese in cui la politica discute di potere e non di progetti. Il professor Stefano Passigli, docente di Scienza della Politica ad Harvard e alla Cesare Alfieri, parlamentare repubblicano e progressista, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma anche editore, appassionato di musica e di arte, riflette con pessimismo sulle prospettive del post pandemia. Con una stoccata contro lipotesi dello stadio della Fiorentina a Campo di Marte.

Professor Stefano Passigli, con che stato danimo vive questa stagione di crisi e smarrimento del Paese?

Con grande preoccupazione, perché è una crisi istituzionale, economica e sociale che aggrava le nostre debolezze strutturali e aumenta le differenze sociali, le divisioni tra ricchi e poveri. Vedo un parallelo, ma in negativo, con unaltra stagione difficilissima della nostra storia, col 1943, con la guerra civile e il successivo dopoguerra. Vedo molte cose in comune, ma allora ne uscimmo più forti, grazie anche una classe politica che, per quanto molto divisa sui contenuti, era molto unita su alcuni valori, a partire dalla necessità di una Costituzione, di modernizzare il Paese, di aprirlo al libero scambio e allEuropa.

Oggi invece la nostra classe politica non le dà la stessa fiducia?

Oggi le divisioni non sono sui contenuti, perché i contenuti non ci sono. Le divisioni sono sulla politica politicante, sul potere, non ci sono progetti. Inoltre, il titolo V della Costituzione, durante la pandemia, è stato causa di un conflitto istituzionale nei rapporti tra Stato e Regioni, perché non è stata prevista una clausola di supremazia in favore dello Stato in caso di emergenza.

Parla di progetti. Da cosa si dovrebbe partire?

Nel dopoguerra, la grande capacità dellItalia fu quella di far funzionare uneconomia mista tra pubblico e privato. Oggi invece lo Stato si limita a fare da finanziatore, a fornire denaro a basso costo. Invece dovrebbe regolare, e ancora di più investire. Ad esempio, la banda larga in un paesino di montagna aspettiamo forse che la porti un privato? Serve un grande New Deal, in cui lo Stato affianchi i privati, ma non certo con provvedimenti assistenziali come con Alitalia.

Da questa stagione non escono bene neppure intellettuali e scienziati: negletti, talvolta derisi, hanno anche dato vita a fazioni di tifosi.

Cè uno scollamento tra scienziati e opinione pubblica, che nasce da anni di delegittimazione della scienza. Mi riferisco a campagne come quella dei no-vax o quella delluno vale uno. Col coronavirus, che è un fatto nuovo, ovviamente gli scienziati sono dovuti andare anche per tentativi. E molti non capiscono che la scienza mai ha dato risposte immediate a un fatto nuovo. Serve tempo.

Guardiamo alla nostra regione. Si può ancora parlare di Toscana Felix?

Quella di oggi non è una Toscana Felix e chi ci governerà dal prossimo autunno dovrà porsi come primo obiettivo la crescita del prodotto interno lordo. Abbiamo trascurato troppi nostri punti di forza: ad esempio, se il settore della pelletteria sicuramente si riprenderà una volta finita lattuale difficoltà, lo stesso non si può dire per la moda, perché è da molto che è scappata a Milano. Un altro punto di forza è il turismo, ma un turismo di massa e non alto, che ovviamente è entrato in piena crisi. E anche se tornerà, lascia molte vittime sul campo. Perché città come Firenze hanno fatto lerrore di identificarsi troppo con questo modello, col turismo di massa. Oggi la città non produce più cultura.

Era ed è possibile unalternativa?

Certo, basti pensare a quello che Firenze è stata nel Novecento e a quello che ci ha lasciato in eredità. Avevamo grandi case editrici, da Vallecchi, a Le Monnier, alla Nuova Italia. Avevamo un giornale di grande peso a livello nazionale. Avevamo istituti di cultura importantissimi, che abbiamo lasciato che si indebolissero. Solo Palazzo Strozzi rappresenta uneccezione. Per non parlare del Maggio Musicale, che dagli anni 50 ha avviato un lungo declino. Firenze ha perso peso nelleconomia della cultura italiana. Eppure ancora ci sarebbero molte risorse: penso alle quaranta Università americane, alcune delle quali importantissime, ma restano corpi estranei rispetto alla città. Penso allarchivio fotografico Scala, che ha enorme importanza a livello mondiale, e quasi nessuno conosce. E penso agli Amici della Musica, di cui sono presidente, la più grande società cameristica dEuropa: il Comune ci aveva trovato una sede, che andava ristrutturata. Ma una volta trovati i soldi, alla fine sono stati dirottati per restaurare la balaustra del Piazzale Michelangelo. Ovvero, ancora una volta, per i turisti. Sono tante le occasioni perse.

Può farci un esempio?

La grande mostra di Raffaello a Roma. Perché è stata fatta lì? A Roma non hanno che affreschi di Raffaello, la maggior parte delle sue tavole sono a Firenze. Però siamo rimasti tagliati fuori.

Al di là di questi casi simbolo, materialmente come si riportano residenti e negozianti veri nel centro storico?

Con una politica di incentivi e sgravi fiscali.

Crede che la classe politica fiorentina sia allaltezza di raccogliere sfide così complesse?

Credo che non si possa volere la botte piena e la moglie ubriaca, bisogna scegliere. Questa è la più grande obiezione che muovo al sindaco Dario Nardella. Certo, non si può fare a meno del turismo che è la nostra principale risorsa, ma o si offre la città al turismo di massa o si sceglie di investire sulla cultura: sono scelte incompatibili. Quel che mi preoccupa è lassenza di progettualità. E se chi governa deve comunque amministrare, chi è allopposizione mi preoccupa ancora di più: non ci sono alibi, chi è allopposizione dovrebbe suggerire un modello di cambiamento. Mi spaventa molto il fatto che manchino totalmente visioni alternative.

A Firenze, una volta finito il lockdown, si è tornati a discutere di infrastrutture. Cosa pensa di questioni come laeroporto e la tramvia?

Credo che un aeroporto efficiente a Firenze sia necessario. Perché è proprio da lì che passa la possibilità di portare in città non solo masse di turisti, ma anche un altro tipo di ospiti. Quanto alla tramvia, basta guardare i pali per capire che è unopera che è nata vecchia, si poteva pensare a soluzioni diverse: non dico la metropolitana, perché qui scavare in profondità è complicato, ma ad esempio a soluzioni in semi-superficie. E non mi piace lidea che il tram arrivi in Duomo, ma neppure in via Cavour. Il centro invece dovrebbe essere riempito di bussini.

Firenze è anche attraversata dalla polemica sul futuro stadio. Campi Bisenzio o Campo di Marte?

In tutto il mondo i nuovi stadi si costruiscono ai margini o fuori dalle città. Il Franchi stesso, quando fu fatto, era in periferia. Credo che la soluzione Mercafir, ma anche la vecchia soluzione Castello dei Della Valle, o quella di Campi Bisenzio, possano andare tutte bene, anche se nellultimo caso vanno costruite le infrastrutture. Quel che è certo è fare il nuovo stadio a Campo di Marte sarebbe un errore urbanistico gravissimo. Chiudere viale Paoli e creare un grande centro commerciale, con una viabilità inesistente, sarebbe senza senso. E credo che Rocco Commisso spinga su Campi, anziché sulla Mercafir, per fare pressione su Nardella perché il suo vero obiettivo è Campo di Marte.

Come mai?

Un centro commerciale in mezzo a una città è molto più redditizio che in una periferia. E devo dire che è inaccettabile sentire Commisso dire che non vuole parlare col soprintendente Andrea Pessina: Pessina è un rappresentante dello Stato, è lo Stato. E sul Franchi ha ragione, è un bene da tutelare. Per questo motivo, ritengo anche di dubbia costituzionalità alcune proposte di legge che permetterebbero di escludere gli stadi dalla tutela: di stadi tutelati in Italia cè solo il Franchi.

Ma il Franchi resterebbe vuoto. Come potrebbe essere usato?

Potremmo portarci tutti gli altri sport, la cultura, i concerti. Possibile che Lucca faccia più concerti che a Firenze? Non credo sia impossibile organizzare una grande stagione estiva, visto che qui abbiamo manager capaci come Massimo Gramigni.

A proposito di notti e divertimento, in questi giorni in centro a Firenze è tornata la mala movida, nella sua versione peggiore in termini di confusione e inciviltà.

In Italia investiamo solo l1 per cento in istruzione e il problema è tutto lì, è culturale. La movida non è il risultato di un processo lungo cinque minuti, affonda le sue radici negli anni.



news

25-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news