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Un anno dall’addio a Zeffirelli. «Rimettiamo in pista il museo»
Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 14/6/2020

Domani messa a San Miniato e speciale sulla Rai. Lavori in San Firenze per il rilancio

Un anno fa, il 15 giugno, ci lasciava Franco Zeffirelli. E domani, nel primo anniversario della morte del Maestro, il suo museo e la fondazione che porta il suo nome resteranno ancora chiusi. Un po’ per le conseguenze del lockdown, un po’ per il cantiere in corso al piano di sopra dell’ex tribunale di San Firenze per la prossima apertura della Fondazione Bocelli, un po’ per i nuovi allestimenti interni al museo stesso. Il risultato è che fino alla fine dell’estate il centro Franco Zeffirelli non sembra in grado di poter riaprire. Dopo tre anni di crisi, nell’attesa di ingranare, con un numero di visitatori non ancora sufficiente a far quadrare i conti e molte difficoltà economiche.

A celebrare questo anniversario ci penserà allora però padre Bernardo, abate di San Miniato al Monte, con una messa in suffragio alle 11 in basilica. «La Fondazione e il museo rappresentano e testimoniano la continuità dello straordinario lavoro acquisito in 70 anni di carriera internazionale — ha detto dagli Stati Uniti il figlio del maestro e presidente della fondazione, Pippo Zeffirelli — Il lascito alla sua città è un enorme patrimonio artistico che servirà come fonte d’ispirazione per le generazioni future».

Non a caso lo stesso Zeffirelli aveva definito la nascita di questo centro «l’ultimo grande progetto della mia vita, ciò a cui tengo di più» poco prima di lasciarci. Sotto traccia molte cose si stanno muovendo. Hanno appena finito di portare da Roma in San Firenze lo studio di Zeffirelli da sempre custodito nella sua storica villa sull’Appia Pignatelli. Prenderà posto al piano terra dell’ex tribunale dove ora c’è la sala dedicata alla costumista Lila De Nobili. Ci troveremo nuovi cimeli, ritratti dello stesso maestro, oggetti di scena sia di provenienza cinematografiche che operistica, e i mobili dell’ufficio dal padre di Zeffirelli, un importante mercante di tessuti. In parte la sala è già stata allestita. Ma ci sono ancora scatoloni imballati da aprire.

«A un anno dalla morte del maestro abbiamo finalmente iniziato a far decollare il centro con i primi due corsi, quello scenografia e quello di interpretazione e regia teatrale, che siamo riusciti a chiudere appena prima del lockdown — racconta Maria Alberti, storica dello spettacolo e braccio destro di Pippo Zeffirelli — Il covid ci ha colti quando stavamo per iniziare una nuova serie di seminari con il regista Massimo Luconi e avevamo già tanti iscritti. Ci ha devastato perché tutte le attività che facciamo sono di gruppo: le visite tematiche all’archivio, le attività con le scuole non più solo fiorentine. Speriamo di rimetterci in pista presto».

La Fondazione Zeffirelli, in previsione della riapertura, si gode intanto il successo del ciclo di opere dedicato al maestro dai Rai 5 la domenica e il fatto che in Oman, l’ultima opera di Zeffirelli, Il Rigoletto , andrà in scena nel 2021 al Royal Opera House Muscat in occasione del cinquantesimo anniversario del regno di Sultan Qaboos bin Said Al Said.



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