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La cultura agli Stati generali. «Ora serve un nuovo slancio»
Ida Bozzi
Corriere della Sera 18/6/2020

Il mondo della cultura va agli Stati generali con le sue proposte: non solo il sostegno nell’immediato a imprese, lavoro e famiglie ma anche l’idea più complessiva di un rilancio della cultura che sappia guardare oltre i problemi nati nell’emergenza e pensi al futuro. Agli Stati generali dell’economia «Progettiamo il rilancio» organizzati dalla presidenza del Consiglio a Villa Pamphilj di Roma, oggi sarà una giornata dedicata a diverse forze produttive del Paese, con gli interventi di molte delle associazioni, federazioni e istituzioni culturali italiane.

Tra i convocati agli incontri romani c’è Federculture, che rappresenta importanti realtà nazionali nel settore dei servizi per la cultura, il turismo, lo sport e il tempo libero, dai teatri ai musei e molto altro. All’apprezzamento per il Fondo per la Cultura inserito nel decreto Rilancio — lanciato sul «Corriere della Sera» da un’idea di Pierluigi Battista, sostenuto da Federculture e voluto dal ministro Dario Franceschini — si accompagna la preoccupazione per la situazione attuale: «Andiamo agli Stati generali — spiega il presidente di Federculture Andrea Cancellato, che anticipa al “Corriere della Sera” i temi dell’intervento di oggi — con animo preoccupato per quanto accade: sono stato alle riaperture di teatri come il Piccolo e il Dal Verme a Milano: con il distanziamento sociale non sono teatri, sono un’altra cosa, non ci troviamo di fronte a una vera relazione tra pubblico e spettacolo, e poi bisogna prenotare, provare la febbre... Vivere così la cultura, che è un fatto di relazione e di comunità, è ostico: non possiamo far diventare la cultura difficile».

Quindi, agli Stati generali si porrà la questione di innovare e di progettare per il futuro: «Chiederemo di sostenere di più il settore della cultura, da vedere non solo come ancillare al turismo: il nostro è un Paese di produttori di cultura, è l’Italia della Scala, del Maxxi, delle Biennali, Triennali e Quadriennali, e di tutte le altre eccellenze, pensiamo alle biblioteche che in molte aree sono l’unico presidio del sapere nelle periferie. La cultura è un pezzo reale della società, vale quanto il pane: un settore che occupa 840 mila persone, amplissimo dal punto di vista economico e produttivo, e caratterizzante il Paese». Cancellato conclude: «Abbiamo apprezzato l’impegno del governo, ora si deve entrare in una fase ulteriore per il rinnovamento: oltre a lavorare per ripristinare le condizioni minime di lavoro e investire per innovare, va progettato anche come incentivare il consumo culturale in Italia».

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Rilanciare la cultura, dunque, se si vuole pensare al futuro. Un’istanza che viene anche da un’altra istituzione convocata oggi agli Stati generali romani, l’Aie, Associazione italiana editori: «La convocazione — inizia Ricardo Franco Levi, presidente di Aie — è un segnale di attenzione importante. Parleremo innanzitutto del rilievo dell’industria culturale e del libro in particolare, che è la prima in Italia con un mercato di 3 miliardi e la quarta in Europa, con decine di migliaia di occupati. Non parleremo solo dell’emergenza di oggi ma anche del futuro, della necessità di un innalzamento culturale del Paese: ne va dello sviluppo democratico e anche della crescita economica, visto il legame che corre tra i livelli di lettura e i tassi di crescita. Il sapere è la nuova frontiera di competizione tra i Paesi».

Molti i temi che solleverà Levi agli Stati generali: «Ricorderò l’importanza della lettura e del sapere nella vita di tutti in questi tempi di emergenza, e la centralità del libro di testo in questi mesi di didattica a distanza per le scuole, nella prospettiva di non guardare solo all’oggi ma di pensare al futuro. Per la prima volta il mondo del libro, con Aie, i librai di Ali e i bibliotecari di Aib, ha pensato insieme le sue proposte, e ci fa piacere che i primi interventi del governo siano andati in questa direzione. Ora si tratta di completare il quadro, sostenendo la domanda di libri, non per noi editori ma per gli italiani, con il buono libri dedicato alle famiglie con bambini in età scolare».

Sul tavolo, agli Stati generali, ci sarà anche un’altra questione, conclude Levi: «Bisogna anche che l’offerta culturale rimanga la più ampia possibile: solleciteremo il governo anche intorno al problema del sostegno agli editori più piccoli. Una conseguenza della pandemia sul mondo del libro è certamente la riduzione delle vendite con la possibilità di perdere anche il 25-30 per cento del fatturato, cioè circa un miliardo di euro. E sono otto su dieci i piccoli editori che non sono sicuri di riuscire ad arrivare alla fine dell’anno».



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