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Parigi. Dopo 4 mesi riapre il Louvre. Davanti alla Gioconda in pochi e con le mascherine
Stefano Montefiori
Corriere della Sera 7/7/2020

Il più grande e visitato museo al mondo è stato anche il primo a chiudere, il primo marzo scorso, quando i dipendenti decisero di anticipare il confinamento che sarebbe stato deciso di lì a poco dal governo. Fu uno dei momenti di svolta che fecero capire ai francesi, fino a quel momento abbastanza distratti, quanto le conseguenze dell’epidemia sarebbero state gravi. Quattro mesi dopo, il Louvre ha riaperto ieri tra gli applausi di funzionari e visitatori ed è un segnale importante, anche se la normalità è ancora lontana: pochi i turisti ammessi, mascherina obbligatoria, e al posto della solita folla un inedito silenzio.

«Sono davvero felice di tornare ad accogliere i visitatori, un museo è fatto per questo», dice il direttore, Jean-Luc Martinez. «Abbiamo consacrato la nostra vita all’arte e il nostro obiettivo è condividere questa passione. Finalmente possiamo tornare a farlo». È una riapertura strana, senza i consueti assembramenti davanti alla Gioconda. Gli accessi sono contingentati, 500 persone ogni mezz’ora, la prenotazione online è obbligatoria. «Oggi lo hanno fatto 7.000 persone, di solito ne riceviamo almeno 30 mila al giorno», dice Martinez. La chiusura dovuta al Covid-19 ha fatto perdere al Louvre ricavi per 40 milioni di euro. E i 9,6 milioni di ingressi del 2019 quest’anno rimarranno un traguardo molto lontano.

Comunque, si riapre. I visitatori entrano nella Piramide attraverso un percorso su tre file studiato per garantire il distanziamento sociale, e in base agli orari stabiliti al momento della prenotazione. Alle 9 il direttore Martinez accoglie all’esterno del museo i primi arrivati, che vedono decine di persone brandire cartelli con l’immagine della Gioconda: è una manifestazione delle guide, che si sentono dimenticate, temono di non sopravvivere alla crisi del turismo e chiedono al governo di prolungare gli aiuti. Il Louvre cerca di andare loro incontro permettendo visite guidate per gruppi fino a un massimo di 25 persone, nonostante le restrizioni sanitarie.

Il Louvre patisce la diminuzione degli arrivi che fa soffrire anche alberghi e ristoranti: il 75% dei visitatori abituali proviene dall’estero, soprattutto dall’America e dall’Asia che oggi sono totalmente assenti. Per adesso stanno tornando i francesi e gli altri europei. Ci sono gli habitué come Christine, parigina appassionata d’arte che viene al Louvre più volte ogni mese e che ha prenotato «appena è stato possibile, per sfruttare l’occasione di vedere le opere con calma», e i turisti come la coppia di ragazzi italiani 27enni in visita a Parigi, e che rispecchiano l’età relativamente giovane dei visitatori (grazie anche alle gite scolastiche): di solito oltre la metà hanno meno di 30 anni.

Il Louvre è riaperto al 70 per cento, comprese le sale più popolari come quella della Gioconda. Si possono vedere le opere più celebri, come la Vittoria di Samotracia, la Zattera della Medusa, o i reperti dell’Antico Egitto, e in condizioni diverse dal solito: con la mascherina, certo, ma anche meno affollamento. «All’inizio o alla fine della giornata, con gli ingressi scaglionati, è possibile fare l’esperienza di ritrovarsi soli davanti alla Gioconda o alla Venere di Milo, una cosa che prima era impensabile», dice Martinez.

I visitatori devono comunque seguire le frecce blu sul pavimento, un percorso obbligato che non consente di tornare indietro a rivedere un’opera già contemplata. Continua, in forma ridotta, la mostra temporanea già aperta prima del confinamento, «Figura d’artista», con i ritratti di Delacroix e Rembrandt. «Corpo e anima, da Donatello a Michelangelo», che avrebbe dovuto essere inaugurata in primavera dopo l’enorme successo di Leonardo, è stata rinviata a ottobre.



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