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Napoli. Allarme per palazzo Doria dAngri. Altri fregi cadono sul marciapiede
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno - Campania 16/7/2020

Palazzo Doria dAngri continua a perdere pezzi. Un triste destino per uno dei palazzi storici più famosi e dannati dellex capitale del regno borbonico. Il 9 aprile di un anno fa piccoli blocchi di piperno si staccarono da un balcone e finirono sul selciato di via Maddaloni. Pietre centenarie, ma ugualmente pesanti e dure che solo per miracolo non colpirono nessuno. Ieri mattina, invece, frammenti di intonaco e pietre sono caduti sul marciapiede di via SantAnna dei Lombardi, allincrocio con piazza Sette settembre, dallangolo sinistro della facciata. Anche stavolta nessuno è rimasto colpito. La polizia municipale ha transennato larea mentre i vigili del fuoco hanno spicconato la parte pericolante.

Per ora tutto bene ma basta osservare ad occhio nudo la facciata del palazzo per rendersi conto che ha bisogno di un immediato restauro. Ma chi lo deve realizzare? Ovviamente i condomini. Ultimamente molti appartamenti dello storico edificio sono finiti nelle bacheche delle agenzie immobiliari anche a prezzi non esorbitanti. Alcuni appartamenti sono stati venduti e trasformati in B&B, altri sono rimasti in saldo. Anche lalloggio nobile, quello che ospitò Giuseppe Garibaldi, che dal suo balcone annunciò la liberazione di Napoli, è finito sui depliant patinati di unagenzia collegata con i Christies di Londra. Cinque milioni il prezzo base, andato poi man mano riducendosi. Sì perché non è facile abitare ed esser proprietari in Palazzo Doria dAngri. La manutenzione soprattutto ma anche altri doveri onerosi che non tutti sono disposti a sottoscrivere.

Sta di fatto che ora, dopo gli ultimi crolli una decisione va presa perché la facciata, tra fregi, stucchi e balconi di piperno, va messa in sicurezza prima che vi siano problemi alla pubblica sicurezza.

Il palazzo non è mai stato per i napoletani foriero di fortuna. Le ragioni sono in una storia travagliata, fin dalla sua realizzazione, e nelle liti tra gli eredi già nei primi anni dellunità dItalia. Nel 1755 un nobile genovese, Marcantonio Doria, acquistò alcuni ruderi per costruire al loro posto un sontuoso edificio. Incidenti burocratici lo costrinsero a non vedere neppure linizio del suo sogno, morì prima. Così, fu il figlio Giovan Carlo a portare avanti il progetto che affidò allarchitetto Luigi Vanvitelli. I lavori, però, proseguirono a rilento perché anche Vanvitelli morì. Più tardi ci si accorse che il progetto tracimava oltre la proprietà della famiglia Doria. Per questo motivo, si dovette aspettare che la Deputazione della Fortificazione vagliasse le nuove richieste. Al palazzo lavorarono anche Ferdinando Fuga, che nel 1773 diresse i lavori, e Mario Gioffredo, che tra il 1778 e il 1780 completò la costruzione delledificio.

Dal 1860, per questioni ereditarie, il Palazzo Doria dAngri cominciò ad essere diviso in vari locali. E da lì in poi è cominciata una lunga decadenza, accentuatasi negli anni compresi tra il Dopoguerra ed il 1990. Anni in cui il Palazzo è rimasto in stato di totale abbandono.

Ledificio rappresenta unopportunità unica di diventare proprietari di uno straordinario pezzo di storia nel centro di una delle più meravigliose e suggestive città dItalia. Così Christies annunciò nel 2015 la vendita allasta del piano nobile.



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