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Quadro rubato dai nazisti. «Daremo al discendente metà del suo valore»
Roberta Scorranese
Corriere della Sera 29/7/2020

C’è un dipinto italiano, di proprietà di una famiglia italiana. Ma dietro c’è una storia di sterminio nazista, di eredi tenaci e persino un (quasi) lieto fine. Con un’asta da Sotheby’s che restituisce, almeno in parte, dignità a due vittime dell’Olocausto. E questa storia comincia con un dipinto dai colori accesi, persino eccentrici: è una delle «battaglie» di Paolo Uccello, artista fiorentino del Quattrocento, famoso per l’uso anticonformista delle nuance. Per dire, dipingeva i cavalli di una tonalità tendente al rossastro o al giallo scuro.

Questo quadro è rimasto a lungo nell’ombra e Simon Goodman non ha potuto vederne i colori se non fino a poco tempo fa: per anni lo ha veduto solo in una vecchia foto in bianco e nero, anche se l’uomo d’affari inglese sapeva che la «Battaglia sulla riva del fiume» (questo il titolo dell’opera) aveva a che fare con la sua famiglia, anzi, era una parte importante della famiglia.

Il dipinto infatti è un pezzo della immensa collezione d’arte raccolta dai suoi nonni, Fritz e Louise Gutmann, una coppia facoltosa, originaria della Boemia ma che si era trasferita a Londra e poi ad Amsterdam tra le due guerre. E quel cognome, prima che gli eredi lo cambiassero in Goodman in tempi più recenti, segnò il destino della coppia di origini ebraiche.

Friedrich «Fritz», erede di una importante dinastia di banchieri, aveva raccolto una straordinaria collezione di opere d’arte che includeva dipinti di Botticelli, Renoir, Degas. La Battaglia di Paolo Uccello protagonista di questa storia, era una parte della raccolta, troppo raffinata per non essere notata dagli uomini di Hitler, purtroppo molto abili nel fiutare le cose preziose. Accadde allora — come ha ricostruito The Guardian — che i Gutmann furono costretti a cedere ai nazisti la collezione per una miseria, inclusa la Battaglia di Uccello. Una vera e propria liquidazione forzata indotta dal delegato all’arte di Hitler, Julius Böhler, nel 1942. E sia Fritz che Louise moriranno poi nei campi di sterminio.

Simon Goodman, il loro nipote, è cresciuto a Londra senza conoscere questa storia fino a quando — poco prima di morire — suo padre gli fece avere dei documenti che ricostruivano il passato della famiglia, dalla fortuna accumulata all’umiliazione per mano dei nazisti fino alla morte, Fritz a Theresienstad e Louise ad Auschwitz. Da allora Goodman è diventato un «detective dell’arte trafugata» e ha dedicato la sua vita a ricostruire la collezione dei nonni. In un libro dal titolo «L’orologio di Orfeo» (in Italia pubblicato da Electa) ha raccontato le incredibili vicende di questo cammino verso la ricomposizione di una raccolta d’arte che è anche un racconto di vita. E si arriva a Paolo Uccello: quella Battaglia era stata venduta negli anni Cinquanta (da un mercante italiano) ad una famiglia milanese, che di recente ha scoperto la storia che c’è dietro. I proprietari allora hanno deciso di vendere il dipinto (battuto ieri a Londra per oltre 2,6 milioni di euro, con un’offerta arrivata per telefono) ma solo dopo un accordo transattivo con Goodman e con la mediazione della casa d’aste Sotheby’s. E Goodman ha detto al Guardian che i proventi della vendita del dipinto saranno distribuiti tra gli eredi Gutmann e la famiglia italiana.

Ma le emozioni non finiscono qui. Goodman ha chiarito che quella Battaglia «è stato il primo dipinto acquistato da mio nonno, dunque per lui chiaramente era un pezzo molto rilevante». Così questo legame invisibile nel nome dell’arte fa rivivere — anche se per poco — la memoria di Fritz e Louise.



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