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Negli anfiteatri romani di Puglia cè un patrimonio da valorizzare
Francesco D'Andria
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 7/8/2020

Che a Brindisi, la città più importante della Puglia dopo la conquista romana, colonia latina già dal 244 a.C., e porto di collegamento con il Mediterraneo orientale, ci fosse un anfiteatro, non ci possono essere dubbi. Di tanto in tanto qualche appassionato di storia locale annuncia la notizia del suo ritrovamento, basandosi su testimonianze di anziani o su improvvisate letture di foto aeree, ma in realtà non ne rimane alcuna traccia. Deve aver subito la sorte di altri simili monumenti, potenziali cave di pietra, come la grande arena a Milano, i cui blocchi furono utilizzati nella costruzione delle vicine basiliche cristiane. Probabilmente, a Brindisi, ledificio per i ludi gladiatori si trovava nel punto di arrivo della via Appia, immediatamente fuori dellantico perimetro urbano, vicino Porta Mesagne, e soltanto le indagini geofisiche potrebbero identificarne la forma, sepolta sotto case e strade di una informe periferia.

Sorte di poco migliore è toccata a Taranto dove il ricordo del monumento è affidato al nome della grande strada, via Anfiteatro appunto, che taglia la città nuova; ma solo brevi tratti di muri antichi, costruiti in opera reticolata, sono oggi visibili allinterno del Mercato coperto.

Come a Canosa, che pure costituiva ledificio più grande della nostra regione, con un asse maggiore di 137 metri, secondo solo allanfiteatro di Capua, che arrivava a 165 metri, ed era secondo soltanto al Colosseo.

Nel nord della Puglia unico anfiteatro ben conservato in tutta la sua estensione è quello di Lucera di cui si conserva anche liscrizione con la dedica allimperatore Augusto da parte di un magistrato, Marco Vecilio Campo che aveva ricoperto la carica di duoviro e che ne aveva sostenuto i costi della costruzione. Anche se i restauri eccessivamente ricostruttivi ne hanno in parte modificato la struttura antica, si tratta di un edificio notevole, con lasse maggiore di 126 metri, che poteva contenere circa 16.000 spettatori.

Singolare e di straordinario interesse in questo ambito appare dunque la realtà leccese dove, a breve distanza uno dallaltro, fatto eccezionale in tutto lImpero, sono conservati ben due anfiteatri romani, anche in notevole stato di conservazione: appartengono alle antiche città di Lupiae e Rudiae. Già centri messapici, sotto il dominio romano furono municipi ma mantennero la loro indipendenza, e furono iscritti a due diverse tribù, dotandosi di autonome strutture urbane, come lanfiteatro, che costituiva il cuore pulsante della vita sociale per tutte le città dellImpero. I due monumenti costituiscono oggi loggetto di importanti interventi di valorizzazione, grazie al Polo museale della Puglia, in collaborazione con la Soprintendenza Sabap di Lecce diretta dallarchitetto Maria Piccarreta.

Lanfiteatro di Lecce è infatti oggetto di un intervento di restauro, diretto da Giuseppe Muci, che permetterà di consolidare le strutture che presentavano estesi fenomeni di degrado. A Rudiae, dintesa con la Soprintendenza, la società Arva. potrà realizzare, grazie allo strenuo impegno di Pio Panarelli, un ampio programma di attività di visita e di coinvolgimento del pubblico attraverso azioni teatrali in cui, nello straordinario paesaggio dellarea, gli attori daranno vita ai personaggi di Rudiae come Quinto Ennio, il padre della letteratura latina, e Otacilia Secundilla, la facoltosa matrona romana che, nelletà di Traiano, agli inizi del II secolo d.C., aveva assicurato i finanziamenti per la costruzione delledificio.

A Lecce lanfiteatro lavevano costruito un secolo prima, con maggiori risorse che venivano direttamente da Roma e con maestranze che avevano utilizzato, per poggiare le file dei sedili, un complesso sistema di volte in opera cementizia, con luso della pozzolana importata dallItalia centrale. A fronte di questa tecnica a struttura vuota, gli architetti di Rudiae avevano optato per la più economica struttura piena, in cui i sedili degli spettatori poggiavano su un riempimento di terra e pietre oppure sulla roccia di base.

La nostra regione conserva straordinarie manifestazioni del periodo romano, ancora tutte da valorizzare; uno strumento eccezionale di conoscenza rappresenta ora il volume di Edipuglia, pubblicato di recente a cura di Raffaella Cassano, Marcella Chelotti e Gianluca Mastrocinque, dal titolo Paesaggi urbani della Puglia in età romana.



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