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Venezia. Crociere stop, i No nav festeggiano, per 5000 rischio di mesi senza paga
Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, Venezia e Mestre - 12/8/2020

VENEZIA «La prima nave a salpare il 6 settembre 2020 sarà Costa Deliziosa, che offrirà ogni settimana crociere da Trieste alla scoperta delle destinazioni più belle della Grecia». Costa Crociere annuncia così la ripartenza, ma rischia di segnare il «de profundis » della grandi navi a Venezia per il 2020. E da un lato il comitato No grandi navi annuncia addirittura una «festa» per venerdì, felice che dopo anni di battaglie «la laguna è stata liberata», dall’altro c’è la disperazione di 5 mila famiglie che rischiano di restare senza reddito per mesi: gli stessi che lunedì hanno manifestato in una Marittima deserta. In mezzo, c’è un pressing su governo e compagnie da parte di enti locali (Comune in primis ) e operatori (ora riuniti nella Venezia Port Community ), per cercare di riportare qualche nave, magari da fine settembre o inizio ottobre.

Msc l’aveva già annunciato che per il 2020 la sua nave nell’Adriatico sarebbe partita da Bari per poi fare scalo a Trieste e in tre località greche. D’altra parte Italia, Grecia e Malta sono gli unici paesi del Mediterraneo ad aver riaperto i porti per le crociere, mentre per ora Msc e Costa sono le uniche compagnie a ripartire, con protocolli ferrei che prevedono meno clienti a bordo (circa il 70 per cento) e controlli continui compresi i tamponi. Altre «big» del settore che scalano a Venezia, come Royal Caribbean o Norwegian sono in stand-by e sembrano orientate più verso una ripartenza nel 2021.

Esultano i «No Nav», a cui il Covid ha regalato una «straordinaria vittoria» che non avevano raggiunto con otto anni di battaglie dopo l’incidente della Costa Concordia all’isola del Giglio e il decreto Clini-Passera, che per primo vietò il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco: ma solo dopo aver trovato un’alternativa su cui la politica non riesce a trovare la quadra. «L’avevamo detto, l’avevamo promesso e così sarà: nessuna nave entrerà in laguna per tutta la stagione - scrivono - Nessuna compagnia ha la forza di sfidare il nostro blocco dal basso». Pare infatti che le compagnie, che già devono gestire una fase delicata soprattutto dal punto di vista dell’immagine, tutto vogliano meno che trovare un’«accoglienza» negativa e polemiche. I comitati danno dunque appuntamento per venerdì alle 18 all’isola di San Giorgio per la festa. Di fronte a loro c’è invece la rabbia degli operatori portuali, quasi tutti veneziani, che invece dalle navi da crociera ricavano il reddito per arrivare a fine mese. «Ci sono persone che hanno ricevuto gli ultimi soldi di cassa integrazione a maggio o la Naspi ad aprile e sono disperate - ammette Antonio Velleca della coop Portabagagli - C’è chi discute da anni se sia meglio una soluzione o l’altra: noi l’unica cosa che chiediamo è di poter lavorare». Sulla stessa linea l’assessore veneziano alla Coesione sociale Simone Venturini. «La festa anti-crociere? Mi pare un’iniziativa macabra», attacca. Venturini ce l’ha anche con il governo (e non solo) per due motivi. «Né un ministero, né gli uffici periferici hanno avuto da ridire di fronte a chi parla da settimane di “blocco navale”, magari solo per ricordare che è lo Stato a decidere se le navi entrano o meno - prosegue - Inoltre da 8 anni vari governi non hanno deciso nulla, per ignavia o incapacità: e in molti di questi sedeva l’attuale candidato sindaco del centrosinistra».

Ovvero Pier Paolo Baretta, sottosegretario dem all’Economia, che in questa campagna elettorale è su una posizione attendista, dopo essere stato per anni schierato su Marghera. «La perdita della crocieristica è un danno economico e lavorativo che Venezia non si può permettere, ma per mantenerla è necessario scegliere al più presto la soluzione - dice - Compariamo al più presto le diverse ipotesi in campo e scegliamo la migliore per Venezia». Tre anni fa Autorità portuale, Regione e Comune avevano trovato l’accordo, sancito dal Comitatone del 7 novembre 2017 e ricordato ieri dal sindaco Luigi Brugnaro: «Ingresso dalla bocca di Malamocco per il canale dei Petroli e poi navi grandi a Marghera e navi medie in Marittima per il canale Vittorio Emanuele». «Sono a fianco della comunità portuale, dobbiamo vincere la sfida del lavoro che coinvolge 5000 famiglie - aggiunge - Basta con il partito del no a tutto!».

Per questo il Comune sta cercando di premere sul governo e le compagnie perché non si arrivi a fine anno senza vedere nemmeno una nave in Marittima. «Anche perché altrimenti il rischio è di ritrovarsi in primavera a partire di nuovo da zero - dice Alessandro Santi, presidente di Assoagenti e portavoce della Port Community - Invece è importante dare un segnale di ripartenza del settore». La sfida è quella di convincere altre compagnie – che forse aspettano di vedere i risultati delle prime crociere di Msc e Costa – a puntare su Venezia. «Le navi non abbandonano Venezia, anzi esiste una precisa volontà di tornare già quest’anno, tenendo conto dell’unicità della città e della sostenibilità in modo conscio e maturo - conclude Santi - Ci sarà un ritorno responsabile».



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