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BENI CULTURALI. Un tonico per lItalia che verrà
Cristiano Leone
Ispi online, 04/09/2020

A sei anni dalla fine della Seconda guerra mondiale fu inaugurata a Londra e in numerose città del Regno Unito la grande mostra The Festival of Britain, concepita per essere un tonico per la nazione (secondo la celebre formula di Herbert Morrison). Questa iniziativa, che coinvolse milioni di visitatori, fu ideata per risollevare gli animi dei cittadini e federarli attorno a un progetto culturale condiviso. In quelloccasione, fu esposto il meglio delle arti contemporanee e delle realizzazioni scientifiche britanniche, e ciò servì a rifondare l'identità del paese nel mondo stravolto del dopoguerra.

Il Festival of Britain non fu certo lunico grande progetto culturale volto a stimolare e diffondere un sentimento di ripresa: sempre nel Regno Unito, in seguito alla creazione dellArts Council nel 1946, nacquero numerose e importanti iniziative, alcune delle quali sarebbero state destinate a continuare fino a oggi, divenendo punti di riferimento mondiali per la promozione delle arti: il Festival di Edimburgo vide la luce nel 1947, Aldeburgh nel 1948, la Royal Festival Hall nel 1951.

Un progetto di politica culturale come il Festival of Britain, ideato su scala nazionale e internazionale come forma di reazione alla crisi, non è che un esempio, e non è di certo lunico modello di riferimento. Ciò che possiamo trarre dalla sua lezione è che, invece di interrogarci su cosa accadrà nella cultura nel breve e medio termine, dovremmo invece, ora, decidere cosa vorremmo che accada.


Un grande progetto nazionale

LItalia ha la possibilità unica, in questo momento di riflessione globale e di ricostruzione, di immaginare un progetto che non si limiti a garantire la sopravvivenza del tessuto culturale ed artistico del Paese e del relativo indotto economico, attraverso lerogazione di una serie di sovvenzioni più o meno palliative. Lobiettivo, più difficile da conseguire ma con prospettive di lungo periodo, chiama a un coinvolgimento degli artisti e degli operatori del settore in una rivoluzione culturale di respiro internazionale e che funga, da un lato, da valorizzazione dellimmenso patrimonio storico e artistico e, dallaltro, accompagni gli artisti nellavvenire che intendiamo consegnare alle generazioni future.

LItalia è da secoli ammirata per la straordinarietà del proprio patrimonio culturale, risultato unico derivante dallincontro e dall'innesto, proprio nella Penisola, di differenti culture e civiltà, soprattutto europee e mediterranee. Una ricchezza testimoniata dai 55 World Heritage Sites dellUNESCO, che pongono il Paese al vertice mondiale insieme alla Cina. Un formidabile strumento di soft power, che permette allItalia di conservare un ruolo di primaria importanza negli affari internazionali globali e, in particolare, nel vedersi riconosciuta come guida nellelaborazione di politiche riguardanti la cultura. Ne è un caso evidente, ad esempio, la creazione, nel 2016 e su impulso italiano, dei caschi blu ONU della cultura, per la tutela e la conservazione del patrimonio mondiale in aree di crisi o conflitto. Una posizione di leadership che si traduce inevitabilmente in benefici di carattere politico, strategico e soprattutto economico. Tuttavia, cullarsi sul proprio patrimonio storico non è la soluzione vincente per garantire una produzione culturale sostenibile nel lungo periodo, minando alle fondamenta la posizione di privilegio dellItalia nel campo dellarte e della cultura.

La frattura, sempre più evidente, tra patrimonio storico e creazione contemporanea, potrebbe infatti risanarsi grazie al racconto della nostra storia attraverso le migliori espressioni del contemporaneo. Linsegnamento più potente della storia procede non solo dai fatti, ma dai simboli. E gli artisti sono maggiormente investiti della missione di costruire lo spazio simbolico del reale, mediante la costruzione di un pensiero forte che si dispieghi per metafore e analogie.

Invece di pensare a un evento di solidarietà nazionale che risollevi gli spiriti nellimmediato, si dovrebbe quindi ragionare sul lungo termine: è necessario, per emergere dalla crisi, uscire dallattualità per arrivare a un progetto con una prospettiva di crescita a livello di sistema e di lungo termine, che superi gli individualismi e i particolarismi in cui la cultura rischia di soffocare. Affinché ciò sia possibile servono tuttavia progetti concreti, con un balzo in avanti in termini di organizzazione, struttura, utilizzo virtuoso delle tecnologie.


Un festival del patrimonio e della creazione contemporanea

Per armonizzare il passato e il presente, si deve immaginare un progetto che abbracci, certo, le grandi città, ma che si concentri in particolare sulla diversità culturale delle nostre regioni, e che ponga i riflettori sui centri artistici minori. Si può pensare a un grande festival del patrimonio materiale e immateriale esteso a tutto il territorio italiano, in cui si permetta agli artisti di tutti gli orizzonti di adottare un monumento, un museo, unopera, unarchitettura, un paesaggio, un sito archeologico, una chiesa, una tradizione musicale, letteraria, artigianale, e di celebrarli attraverso opere, installazioni, mostre, spettacoli, incontri. Architetti, designer e artigiani potrebbero concepire nuovi padiglioni o riadattarne di già esistenti, proponendo allestimenti che promuovano format differenti di fruizione per il pubblico. Gli scienziati e le start-up potrebbero riflettere insieme agli artisti sulle possibilità aperte dalle nuove tecnologie. Mediante una serie di comitati scientifici, i curatori darte contemporanea potrebbero dialogare con i colleghi storici dellarte e archeologi, affinché la creazione contemporanea non si sovrapponga allantico, ma lo esalti. Un connubio tra arte, cultura, architettura e scienza come nuovo volano di sviluppo sostenibile.

È un progetto possibile e si è visto già in parte realizzarsi a Matera, capitale europea della cultura del 2019. Una città e un centro dal passato dimenticato e in declino che ha vissuto una nuova fioritura culturale ed economica, e dove il patrimonio antico ha visto la contaminazione di nuove esperienze artistiche contemporanee, inducendo un rilancio del turismo, dellartigianato e del rinnovamento architettonico della città.

È importante ricordare la rilevanza del settore culturale e artistico per leconomia del Paese. Secondo il Rapporto di Symbola e Unioncamere Io sono Cultura 2019, il sistema produttivo culturale e creativo genera quasi 96 miliardi di euro e attiva un indotto di 265,4 miliardi, pari al 16,9% del Pil nazionale. Il dato comprende il valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche quella parte delleconomia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Basti pensare che, nel 2019, musei e monumenti sono stati visitati da 55 milioni di persone. Una ricchezza che si traduce in occupazione, assicurando lavoro a 1,55 milioni di persone, che rappresentano il 6,1% degli occupati in Italia.

Con il supporto dellampia rete dei musei nazionali e civici, dei festival, delle scuole, dei centri di ricerca, delle università, delle sale da concerto, dei teatri, dei parchi pubblici, delle dimore storiche pubbliche e private, delle fondazioni, lItalia potrebbe diventare un museo a cielo aperto per un periodo concentrato su una stagione (lestate, ad esempio). Ciò è ancora più fondamentale nellera del COVID-19, in cui è divenuta imperativa la riorganizzazione degli spazi, anche e soprattutto culturali. Questo festival del patrimonio potrebbe diventare un appuntamento fisso, che consenta di rilanciare il turismo culturale locale secondo pratiche che rispettino lambiente, spingano verso limpiego di mezzi di trasporto sostenibili, incoraggino i mestieri antichi e incentivino i rapporti transgenerazionali.

Un progetto artistico su scala nazionale consentirebbe soprattutto la creazione di una rete culturale di cooperazione orizzontale e trasversale tra entità di diversa natura: associazioni di quartiere, iniziative studentesche, centri di promozione della creatività sommersa, insieme a istituzioni di rango nazionale e internazionale. Affinché la promozione del territorio si riveli feconda e abbia un impatto durevole, non si dovrà mai perdere di vista la scala internazionale: sarà opportuno coinvolgere anche gli artisti stranieri, affinché celebrino il nostro patrimonio storico e artistico offrendoci nuove prospettive, magari in collaborazione con gli artisti italiani. Iniziative gemelle potranno nascere in altri paesi, consentendo ai nostri artisti di confrontarsi con il patrimonio materiale e immateriale straniero.


Un nuovo umanesimo

Un festival del patrimonio e della contemporaneità italiana va pensato come un progetto di diplomazia culturale: per raccontare la nostra storia e proiettarla nel futuro non si può infatti prescindere dallintreccio tra le nostre radici identitarie e quelle degli altri paesi, europei prima di tutto, ma non solo.

Raccontiamo dunque la storia del mondo attraverso i segni, tangibili e intangibili, che si sono stratificati nel tempo sul nostro territorio. Proprio come in un museo ideale, la cui collezione non deve limitarsi a raccontare se stessa, ma deve servire da spunto per disvelare le vicende di coloro che della storia sono gli artefici: gli avvenimenti, personali e collettivi, devono convergere affinché ciascuno trovi il proprio posto nel mondo e possa scegliere, consapevolmente, la direzione che intende percorrere.

Un festival sul rapporto tra patrimonio storico e creazione contemporanea, nel suo tendere al confronto (e scontro) tra i tempi, apre allo spettatore un campo spirituale intimamente laico, fatto di idee e di slanci, e in cui latemporalità, intesa come riflessione sul tempo per trascendere il tempo, si manifesterebbe allo stesso tempo come unindagine sul nostro senso profondo e come una lettera collettiva a coloro che verranno dopo di noi. Tutti saremo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità storica come individui e come collettività: ecco chi siamo, da dove veniamo, e verso quali mete intendiamo dirigerci.

Una consultazione nazionale sarebbe la sede opportuna per avviare una seria riflessione: vanno sfruttati i prossimi mesi per sensibilizzare i cittadini, raccogliere idee, identificare gli interlocutori e i luoghi, riunire investitori e mecenati, convincere il decisore pubblico in Italia e nel mondo sullopportunità di avviare uniniziativa che abbatta le gerarchie consolidatesi nel tempo e riunisca tutti in nuovo umanesimo, in cui la lettura dellantico produca un reale terreno di confronto e sia la base per la costruzione del presente e del futuro.

È necessario agire con celerità: un progetto di tali dimensioni, che può essere realizzato solo con la partecipazione congiunta di tutti, ha bisogno di anni per poter vedere la luce, ma quando sarà realizzato avrà un tale impatto culturale ed economico che non solo ci consentirà di dirci che questa crisi è servita a qualcosa, ma rimetterà definitivamente al centro della nostra società la creatività in tutte le sue forme. È di questo che gli artisti hanno bisogno: che il loro valore teorico, sociale e identitario sia riconosciuto, apprezzato, condiviso e sostenuto. E che sia utile per tutti.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/un-tonico-litalia-che-verra-27287


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