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Taranto. Un bagno di polemiche
Cesare Bechis
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 25/11/2020

Sono i bagni pubblici della discordia. Per quanto moderni e autopulenti possano essere stridono - secondo il giudizio di molti - con i luoghi nei quali il Comune di Taranto vuole collocarli. Non tutti, ma un paio sicuramente rischiano di essere un pugno nell’occhio, soprattutto per una città che aspira a diventare Capitale della cultura 2022. Così la pensa una parte dell’opinione pubblica tarantina il cui giudizio è antitetico rispetto al pensiero dell’assessore al turismo, Fabrizio Manzulli.

Presentando il progetto degli «otto nuovi servizi igienici» ne ha sottolineato «l’aspetto estetico in linea con il nostro splendido patrimonio culturale». Un accostamento ritenuto quasi blasfemo da quanti ci hanno intravisto un’involontaria equivalenza tra i resti archeologici disseminati per Taranto e una prestazione da offrire in modo meno visibile.

Le due strutture al centro della polemica saranno installate una in piazza Castello, al centro di una raggiera formata dalle colonne doriche, dal castello Aragonese, da Palazzo di città e dall’ex convento di San Michele, e l’altra in largo Maria D’Enghien, al lato di piazza Fontana in città vecchia, l’area occupata fino all’unità d’Italia dalla cittadella di Raimondello Orsini, poi abbattuta. «Sono due luoghi simbolo della nostra storia – dice Anna Paola Petrone Albanese, presidente onoraria degli Amici dei Musei, - credevo che avessero soprasseduto, invece no. Non sono luoghi adatti ad ospitare un servizio come un bagno pubblico che richiede discrezione. Il turista che va a cercare un sito ricco di storia e archeologia trova invece un bagno. Meno visibilità sarebbe meglio. Perché non ospitarli magari nei locali vuoti al piano terra che pur il Comune possiede? Come si può puntare a Capitale della cultura con un’iniziativa di questo genere, è troppo in contrasto. Sono due elementi che parlano linguaggi diversi».

L’assessore Manzulli e il Comune di Taranto vanno avanti per la loro strada. «Il progetto rientra nella riqualificazione generale del servizio – rimarca l’assessore – stiamo aspettando le prime due strutture che saranno collocate entro il 20 dicembre. D’altra parte la Soprintendenza ha dato il via libera sia alla collocazione, soltanto quella di piazza Caduti sul Lavoro al Lungomare sarà spostato in piazza Carbonelli, sia sul tipo di manufatto. I due da collocare nelle aree storiche hanno rifiniture differenti dagli altri e sono stati studiati in armonia con il territori».

Anche il ruolo della Soprintendenza in questa vicenda desta perplessità e sono in molti a dissentire sulle autorizzazioni concesse. «Non bisogna deturpare la bellezza di Taranto con queste strutture – commenta Giovanna Bonivento, archeologa e storica dell’arte, - siamo al di fuori della visione estetica della città. È vero che esistono delle esigenze e una salute pubblica che, però, non è solo di carattere igienico ma anche mentale ed estetica. Guardando i siti archeologici ne devi ricavare un’identità. Tutti conosciamo il significato delle colonne doriche di piazza Castello e del luogo dove c’era la Torre di Raimondello Orsini. Trovo che collocare qui i bagni sia uno svilire la nostra memoria e costituisca uno schiaffo all’identità storica di una città direi sacra. È vero che la Torre non c’è più e che piazza Fontana non conserva resti archeologici ma c’è la storia a ricordarcelo. Occorre trovare altri luoghi e non riesco a capire proprio come la Soprintendenza abbia potuto concedere il via libera».



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