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Venezia. «Così ho recuperato il Crocifisso del ‘300»
Pierluigi Panza
Corriere di Verona - 28/11/2020

L’8 dicembre Henrik Hanstein, proprietario della Lempertz, una delle più antiche case d’asta del mondo, batterà uno dei pochi quadri di de La Tour (forse l’unico), sul mercato privato… Presidente della Federazione europea delle case d’asta, da anni abita a Venezia.

Lei è un tedesco con il cuore in questa città, quando è nata la sua passione per questa città?

«L’amore per l’Italia fa parte di me fin dalla nascita, siccome il mio bisnonno, Guido Giani, era lombardo, mentre i miei studi in Storia dell’arte mi hanno naturalmente condotto in quello che è il Paese più importante al mondo per l’arte. Fu, invece, la tesi di mia moglie su Giovanni Battista Piazzetta a legarci a Venezia. Da studente, svolgevo visite guidate per ricchi americani. Abbiamo vissuto dal conte Foscari a Dorsoduro, nella casa in cui ha vissuto anche Valcanover. Quando andammo alla ricerca dei suoi quadri, scoprimmo anche un dipinto erroneamente attribuito a Piazzetta, che noi potemmo acquistare. Oggi è appeso nella residenza di Würzburg».

Il Crocifisso di San Pantalon, datato tra il 1335 e il 1345, fu venduto durante la Seconda Guerra Mondiale proprio dal parroco della chiesa nel quartiere veneziano di Dorsoduro per alleviare la comunità dalle incombenze belliche; poi giunse tra le sue mani: anziché venderlo che ne fece?

«Trovammo la Croce in un deposito a Monaco e ne fummo subito entusiasti; potemmo velocemente constatare dalla letteratura che era andata perduta a Venezia alla fine della Guerra. Ci rifiutammo di metterla all’asta e cercammo una soluzione, e dei finanziatori, insieme al Cardinale Meisner di Colonia e all’ambasciata italiana a Berlino, senza avere, però, molto successo. Alla fine, riuscii a convincere il proprietario a venderci la croce per 250.000 euro. Vale molto di più, ma in realtà non ha prezzo. Avevamo avuto un’annualità molto positiva e abbiamo deciso di donarla alla Chiesa di San Pantalon, che l’aspettava da 50 anni».

Perché ha scelto di vivere al Lido?

«Siamo stati molto al Lido da studenti, l’artista Eduard Angeli ci ha sempre attirati lì. È stata mia moglie ad acquistare il nostro bellissimo appartamento, proprio quello che abbiamo sempre sognato, senza preavviso e senza avvisarmi; sono rimasto piacevolmente sorpreso e mi sono innamorato della vista. Pur sempre a Venezia, ma senza l’eccessivo turismo. Questo è possibile solo al Lido. Si può proprio vivere lì».

È vero che sua moglie è una studiosa di pittura veneziana?

«Mia moglie è specializzata sul Settecento ed è molto esperta anche della pittura olandese del XVII secolo. Io sono un esperto di arte moderna».

Quali sono i problemi di questa città? Grandi navi, Mose, più di venti milioni di turisti all’anno prima del Covid…

«Il problema, ma anche la soluzione a Venezia sono i turisti, ma nella giusta misura. Ci sono troppi turisti giornalieri: la misura è colma! Le navi da crociera dovrebbero entrare da Chioggia e approdare a Mestre, non alle Zattere. Venezia non ha bisogno delle navi da crociera. Se non ci fosse il Lido, difficilmente tornerei a Venezia, proprio a causa dei turisti, nonostante io sia praticamente quasi uno di loro».

Lei avrebbe separato la municipalità di Venezia da quella di Mestre?

«Non separerei economicamente Mestre e Venezia, ma ne resto fuori, non spetta a me parlarne».

Se la sente di prendere un nuovo impegno verso la città di Venezia?

«Certo, sarò sempre dalla parte di Venezia, mi sento a casa lì».



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