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Fondazione di Venezia, via libera al piano di vendita dei palazzi «M9, Tre Oci: niente è escluso»
Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, Venezia e Mestre 1/12/2020

La Casa dei Tre Oci alla Giudecca, la sede istituzionale in Rio Novo, lo stesso M9 e il polo immobiliare annesso. Nessun immobile è escluso dal piano di vendite.

Venerdì il Consiglio Generale della Fondazione di Venezia ha approvato il piano strategico 2021-2023. Al centro, la decisione di tornare a erogare fondi alle istituzioni culturali e alle associazioni ai livelli del passato: 10 milioni di euro l’anno invece dei 4-5 attuali. Insomma, tornare alla missione originaria che si è un po’ persa per tenere testa alle non brillanti performance del museo mestrino. E per farlo, bisogna vendere. Anche il museo. «Anche – annuisce il presidente di Fondazione Michele Bugliesi - Nessun immobile è escluso. Ma non ci sono neanche nomi e cognomi delle proprietà da valorizzare, nel piano approvato», specifica. La preoccupazione a primavera riguardava soprattutto la Casa dei tre Oci: l’ipotesi respinta a maggio (la pietra tombale fu il tweet del 10 maggio del sindaco Luigi Brugnaro: «La Casa dei Tre Oci non si tocca»), rientra dalla porta principale insieme allo screening di Tommaso Santini per mettere a frutto l’ingente patrimonio immobiliare della Fondazione: la sede espositiva della Giudecca valutata 6 milioni di euro, il palazzo di Rio Novo (16 milioni), M9 District (87 milioni), e i palazzi con uffici e abitazioni di via Brenta Vecchia e via Poerio (ciascuno sopra i 22 milioni), via Pascoli (40 milioni) e il lotto Meucci (un milione di euro, acquisito dalla Sgr che realizzerà il vicino albergo nell’edificio ex Telecom di via Carducci). Al totale di 110 milioni di euro va aggiunto il museo. La Fondazione ha deliberato «il piano di riassetto del patrimonio attraverso la riduzione della quota di patrimonio immobiliare finalizzata ad accrescere l’investimento finanziario e, conseguentemente, la capacità di intervento sul territorio». «Abbiamo un patrimonio di 400 milioni di euro e il 30%, vale a dire 130 milioni, sono immobilizzati – spiega Bugliesi – Una quota che non trova riscontro in nessun altra delle fondazioni bancarie italiane, dove la media è del 4 o 5%. Significa che la nostra capacità di intervento è bassa e siccome M9 succhia altre nostre risorse, vogliamo smobilizzare per investire su strumenti finanziari che rendano e che ci permettano di raddoppiare la capacità di erogare e di rilanciare la Fondazione. Perché in questi anni siamo diventati abbastanza inutili rispetto alla capacità di finanziare la cultura, il welfare, le associazioni», puntualizza. Ci sono già offerte (per i Tre Oci, a quanto si mormora) ma non si venderà al primo che spara il prezzo più alto. «Ci siamo dati un vincolo: interagire solo con soggetti affini alla nostra missione istituzionale», assicura il presidente. Fondazioni private culturali o fondi immobiliari che possano far marciare il valore, a seconda dell’immobile, sono il target. Il piano è un tassello dell’articolata strategia da qui al 2023: nuovo progetto per il Museo M9 proposto dal direttore scientifico Luca Molinari, ristrutturazione dei costi e dei servizi disegnato da Fabrizio Renzi che con la sua società RnB4 gestirà tutti gli appalti per i servizi; l’insediamento di aziende e uffici nel chiostro di M9, invece dei negozi; valorizzazione delle imprese e investimenti nel sociale sul disagio educativo e le politiche di inclusione e integrazione. Un poderoso piano che richiede soldi. «Si badi bene: noi non vendiamo perché abbiamo bisogno di sopravvivere – scandisce Bugliesi – Noi possiamo benissimo sopravvivere. Ma non è quello il nostro scopo. Noi vogliamo distribuire risorse al territorio, affiancando in maniera forte le Istituzioni locali nella loro complessa opera di risposta ai bisogni, non solo materiali, dei cittadini e del territorio». I dettagli del piano strategico saranno presentati pubblicamente tra un paio di settimane.



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