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Dobbiaco. Le ruspe venete sull’hotel asburgico. Proteste e accuse: «Scempio della storia»
Aldo De Pellegrin
Corriere del Veneto, Venezia e Mestre 20/11/2020

La storia del centenario e asburgico Hotel Post è finita ieri. Ciò che resta, all’interno dell’area transennata che occupa metà della piazza principale di Dobbiaco, sono cumuli di macerie. Un passante scuote la testa, indicando dei sassi fra le altre macerie: «Vede? Quelli sono ancora i sassi prelevati dal torrente, all’epoca in cui è stato ricostruito. Era solido, altro che pericolante!». La considerazione, ormai, lascia il tempo che trova mentre le macerie sottolineano un senso di sconfitta in chi ha sperato e si è impegnato per una soluzione diversa. A posto dello storico albergo sorgerà un nuovo complesso con negozi e diversi appartamenti.

Dietro l’operazione c’è la società immobiliare Mc, attualmente amministrata da Antonio Zanchetta. Fondata a Treviso nel 2016, la società - dopo alcuni riassetti avvenuti tra il 2018 ed il 2019 - conta 5 soci. Azionista di maggioranza è Roswitha Oberlechner con il 40%, un altro 20% è in mano all’imprenditore David Falkensteiner mentre il restante 40% se lo dividono 3 società: la Mc Service di Treviso (20%), la San Giovanni e la Dc group, entrambe di Montebelluna con il 10% delle quote a testa. Tra gli amministratori c’è anche Karlheinz Neumair, immobiliarista pusterese protagonista di alcune operazioni a suo tempo contestate.

La curiosità è che dopo essere stato abbandonato 10 anni, il Post è stato abbattuto il giorno stesso in cui è arrivata la concessione edilizia. Nessuno degli amministratori però commenta la decisione di abbattere lo storico albergo, così come non vuole farlo l’ex sindaco Guido Bocher.

Chi non si sente per nulla sconfitto da questo finale, peraltro ormai scritto negli atti comunali, è lo storico dell’arte Francesco Vincenti, che quattro anni fa ha avviato la raccolta di firme per salvare l’edificio coinvolgendo fin da allora anche Vittorio Sgarbi per provare a mutare il destino del Post. «Di fronte a queste macerie - esordisce Vincenti - dobbiamo dire che abbiamo perso una battaglia, ma abbiamo anche la conferma che ci sono ancora molte cose da fare». Lo storico d’arte bolognese ne è certo: «Innanzitutto possiamo chiedere che l’intero progetto venga rivisto e che si pensi a una saggia ricostruzione mentre proprio le immagini delle macerie smentiscono le argomentazioni sulla pericolosità e l’urgenza dell’abbattimento, cavalli di battaglia dell’attuale sindaco. Le sezioni dell’edificio sventrato infatti, mostrano una struttura sana e ben costruita, che smentisce chi sostiene che non si sarebbe potuta trattare diversamente» Per Vincenti le ruspe, insieme al Post, hanno scoperchiato anche qualcos’altro: «Con quest’azione hanno aperto anche il vaso di Pandora dei trattamenti che, in questa terra, vengono dedicati ai beni architettonici. Pensiamo al Post, ma anche al Cubo di San Candido, all’ex Pretura di Monguelfo ed alla svendita televisiva della valle di Braies».

Sulla vicenda è intervenuto il deputato (e presidente del Mart di Trento) Vittorio Sgarbi. «Tutta l’Italia che difende la bellezza - dice il critico d’arte - si rivolta contro la violenza della Provincia di Bolzano, con il suo irresponsabile presidente Arno Kompatscher, e del Comune di Dobbiaco, con il suo inutile e dannoso sindaco. Non c’è chi non veda che quello che è accaduto in questi giorni è un vero e proprio bombardamento immotivato, altro che dalla ignoranza e dalla indifferenza. Oggi il lacerto che resta in piedi è la più grave denuncia dell’azione criminale condotta, un vero scempio della storia. Da ciò che resta si intende che la struttura centenaria era solida e che il sindaco ha mentito quando l’ha detta destinata all’abbattimento per l’abbandono».



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