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Firenze. Rocco, ultimo stadio. «Temo che resti soltanto un sogno»
Stefano Rossi
Corriere Fiorentino - 3/12/2020

Da un po’ di tempo Rocco Commisso ha messo da parte lo slogan «fast, fast, fast». Oltre ai risultati sportivi della Fiorentina tutt’altro che positivi, c’è il progetto di un nuovo stadio che si sta rivelando più complicato di quanto il tycoon italo-americano prevedesse appena sbarcato a Firenze un anno e mezzo fa. D’altronde, i segnali di pessimismo erano cominciati ad arrivare chiaramente già dopo il naufragio della soluzione Mercafir (bando andato deserto). Subito dopo c’è stata la riapertura sul restyling del Franchi e l’ipotesi Campi Bisenzio, entrambe ancora in piedi. Anche se la meta sembra molto lontana. Lo ha confessato lo stesso presidente in una lettera di risposta al Viola Club «Scoglio-nati Viola» dell’Isola d’Elba. Commisso ha ribadito il suo legame con la Fiorentina e la speranza di veder completato il centro sportivo di Bagno a Ripoli all’inizio del 2022, ma sul tema stadio è stato chiaro: «Per come si stanno mettendo le cose, per quello che leggo e sento, ho tanta paura che possa rimanere solo un sogno, forse irrealizzabile».

Commisso — almeno per ora — non intende gettare la spugna, ma le difficoltà dovute anche alle petizioni salva Franchi e alle pressioni internazionali non lo lasciano indifferente. Al momento restano aperte comunque due ipotesi: ristrutturazione pesante (con abbattimento di alcune parti) del Franchi o nuovo stadio a Campi, su un’area già opzionata dalla Fiorentina. Due settimane fa il club viola e Palazzo Vecchio hanno inviato una lettera al ministero dei Beni culturali chiedendo quali siano gli «elementi testimoniali» dell’opera del Nervi da preservare e comunicando le linee principali pensate dall’architetto Casamonti per l’intervento. La società non ha ancora presentato il progetto definitivo perché, prima di spendere svariati milioni, vuole avere risposte precise e conoscere i confini entro i quali muoversi.

La risposta dal ministero — secondo la nuova legge salva stadi approvata dal Parlamento — dovrà arrivare entro 90 giorni (ne sono già trascorsi 16) ma da Roma hanno fatto sapere che ne potrebbero bastare anche meno. Le nuove norme — approvate anche grazie alla pressione di Commisso — prevedono che ogni elemento può essere abbattuto e poi ricostruito, anche quelle storiche. Ma per farlo è necessario il via libera dal ministero. Nel periodo di attesa, Commisso però ha alzato l’asticella, lanciando messaggi che hanno creato non pochi fastidi a Roma: «Se non vi piace il verbo demolire — ha detto — diciamo che va rifatto completamente. Va messo a norma Uefa, alzandolo a 40 metri. Se vogliono farlo a modo loro, che tirino fuori i soldi dal Ministero, Franceschini i soldi li ha no?». Schermaglie a parte, adesso la Fiorentina può soltanto aspettare le comunicazioni da Roma. È in quel momento che l’architetto di fiducia Marco Casamonti informerà il presidente sulle modalità concesse per l’operazione Franchi. Alla fine l’ultima parola e l’eventuale ok potrà arrivare solo da Commisso, visto che in ballo ci sono circa 300 milioni di euro.

Sulla questione Franchi ieri è intervenuto anche il sindaco di Firenze, Dario Narella: «Lo definisco — ha detto a Radio Rai — uno stadio della storia, quando Pier Luigi Nervi l’ha progettato, ha progettato uno stadio non un museo. L’obiettivo è continuare a fare in modo che lo stadio possa essere utilizzato per quel che è nato, cioè il calcio prima di tutto e anche lo sport: non voglio rimanere nello scontro tra guelfi e ghibellini, cioè chi tra lo vuole radere al suolo e chi lo vuole invece intoccabile, perché il rischio è che poi finisca abbandonato come il Flaminio a Roma». In questo periodo di stop ai tifosi per il Covid le condizioni dell’impianto sono peggiorate, a settembre Commisso ha mostrato alcuni calcinacci caduti a pochi metri da lui. «Il Franchi — ha concluso il sindaco — necessita adeguamenti strutturali importanti, ha novant’anni e sono cambiate regole del calcio e della Uefa quindi bisogna adeguarsi. Inoltre bisogna intervenire su problemi strutturali. Vanno conciliate le esigenze, bisogna essere equilibrati».



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