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Firenze. «La riqualificazione è un’opportunità che non possiamo farci sfuggire»
Alessandro Bocci
Corriere Fiorentino - 3/12/2020

Michele Uva, consulente del sindaco Nardella sul nuovo stadio, ex vice presidente dell’Uefa, a Nyon è stato per quattro anni nella commissione sull’impiantistica. Dall’alto della sua esperienza cosa ne pensa dell’intricata battaglia di Rocco Commisso?
«La prendo dalla parte manageriale. Un club come la Fiorentina ha bisogno di un impianto che diventi la sua casa e dove possa sviluppare e ampliare la sua comunità. Serve uno stadio che sia moderno e che porti dei benefici sia dal punto di vista sportivo che economico. L’icona di un popolo».

Secondo lei può essere il Franchi l’icona viola?
«Credo di sì. C’è spazio per una profonda riqualificazione. Ci sono tanti esempi in Europa di stadi che sono rinati dalle ceneri del vecchio: Stoccarda, Salisburgo, lo Stade de France a Parigi, Udine. Lo stesso Stadium a Torino. Firenze può seguire questo percorso».

Che cosa può portare uno stadio nuovo o pesantemente ristrutturato come nel caso del Franchi?
«Benefici economici al club, ma anche vantaggi urbanistici alla città. Il Franchi si trova già in una zona molto bella di Firenze, a Campo di Marte. Ma tutta l’area sarebbe rivisitata e migliorata. Se possibile io ripartirei da qui. Però deve valerne la pena».

Si spieghi meglio...
«Dipende dai vincoli che saranno imposti alla Fiorentina dal ministero. Se non sarà possibile trasformarlo in uno stadio moderno e funzionale, allora sarà meglio lasciar perdere. Se, per esempio, non fosse possibile coprirlo interamente, allora suggerirei di cambiare obiettivo. Perché nel 2020 non è più pensabile portare dei tifosi in un impianto vecchio e farli bagnare per novanta minuti e anche oltre. Gli stadi devono essere comodi e confortevoli. Io posso dire che la volontà del Comune per rifare il Franchi c’è ed è molto forte. E sono ottimista».

Però dipenderà dalle risposte che arriveranno alla Fiorentina.
«Dipenderà da cosa si potrà fare e da cosa, invece, non sarà permesso. Non entro nel dettaglio, ma l’obiettivo deve essere far lievitare i conti del club, migliorare la vita dei tifosi, rendere più moderna la città. Lo stadio è centrale nella vita di tutti i giorni, come la piazza o la chiesa. Serve un’opera all’altezza di Firenze».

Se c’è un momento buono per rifare il Franchi però è questo…
«Gli ultimi interventi sulla legge Nardella del 2013 hanno dato una bella spinta in avanti. Direi che adesso non ci sono più alibi».

Però si continua a litigare...
«Come ho detto la volontà del Comune è forte e mi pare che l’indirizzo del presidente Commisso sia chiaro. Alla fine tutti vogliono la stessa cosa. Ora, secondo me, serve solo la pazienza di mettersi intorno a un tavolo per superare i problemi. È necessaria gente di buona volontà ma provata competenza. Firenze ce la può fare».

Altrimenti?
«Il Franchi può diventare uno stadio per la comunità, magari abbattendo le curve. Un gioiello per tutti dove ci potrebbero giocare la squadra femminile, la Primavera, magari la Nazionale di Rugby. Uno stadio così farebbe gola alla Under 21. Ma non è questo il momento per certi discorsi. Firenze si merita il suo stadio per fare un salto di qualità. E il Franchi mi sembra un’opportunità che nessuno deve lasciarsi sfuggire».



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