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Bentornato a casa
Chiara Vanzetto
Corriere della Sera - Milano 4/12/2020

Una storia che ha dell’incredibile. Una storia che parte nel 1946, con i contorni quasi di un giallo, e si conclude oggi, più di 70 anni dopo, con un inatteso lieto fine. Protagonista della vicenda un’opera d’arte che si credeva perduta e invece è stata ritrovata: un grande stemma in bronzo cesellato della famiglia Poldi Pezzoli, quasi un metro d’altezza, creato tra 1875 e 1880 dal poliedrico artista lombardo Ludovico Pogliaghi per la balconata del Salone Dorato dell’omonima casa museo. A quell’epoca si era nella fase di allestimento dell’apparato decorativo della dimora, un ricco apparato di gusto eclettico-storicista di cui non resta quasi più nulla: il palazzo, colpito da una bomba incendiaria nell’agosto del ’43, ha perso il suo aspetto originario che è noto oggi solo tramite foto d’epoca. Per tre anni l’edificio resta sventrato e in abbandono fino a quando nel ’46, in previsione del restauro, si inizia lo sgombero delle macerie in un andirivieni di maestranze e mezzi di trasporto: è in questa fase che viene abilmente trafugata l’intera balconata bronzea di Pogliaghi, con tanto di putti, girali, mostri e stemma. Un autentico furto con destrezza che viene immediatamente denunciato in Questura dall’appassionato e rigoroso Soprintendente di allora, Ettore Modigliani, in termini precisi e circostanziati. Ma, nel caos disperato della Milano postbellica, la denuncia resta senza esito e la vicenda finisce nell’oblio.

Fino a due anni fa, dicembre 2018. Quando una studiosa segnala al museo che l’opera rubata, o almeno lo stemma centrale, è comparsa in vendita presso una casa d’aste genovese, al costo di partenza di 20/30mila euro, ottimo stato di conservazione: nel catalogo si riconosce che l’emblema è quello della famiglia Poldi Pezzoli ma non si segnala l’autografia di Pogliaghi, dimenticata nel corso del tempo. A questo punto s’innesca un circolo virtuoso di azioni concertate tra diverse istituzioni: il museo, le Soprintendenze della città metropolitana di Milano nelle persone di Antonella Ranaldi e Raffaella Bentivoglio Ravasio, e i Carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Monza guidati dal Maresciallo Francesco Provenza. Bisogna fare in fretta, perché l’asta si svolge di lì a pochi giorni: occorre dimostrare l’identità della scultura e la sua appartenenza al Poldi Pezzoli prima che venga acquistata. «È stato un gioco di squadra in cui ciascuno ha svolto il proprio ruolo in modo corretto, rapido, efficiente, arrivando ad un ottimo risultato», commenta con soddisfazione la direttrice della casa museo Annalisa Zanni. Una volta riconosciuta grazie ai documenti e alle ricerche compiute dagli esperti del museo, l’opera è stata sequestrata e restituita al legittimo proprietario. Collocato nell’atrio, sull’arco d’ingresso allo scalone, lo stemma d’ora in avanti darà il benvenuto ai visitatori. Un modo per sottolineare l’identità del palazzo e della collezione. Un caso raro e felice in cui un pezzo d’arte torna finalmente nel suo contesto d’origine, frammento prezioso che testimonia e ricompone il passato perduto.



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