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Firenze. Stadio, Nardella agli archistar: vediamoci, ma prima parli Roma
Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino - 10/12/2020

Un tempo si sarebbe detto «prendiamoci un caffè». In pandemia, «facciamo una videocall». È così che il sindaco Dario Nardella risponde alla lettera firmata da archistar, ingegneri e studiosi di architettura che hanno chiesto di non demolire lo stadio Franchi, come sarebbe teoricamente possibile con la nuova legge sugli stadi, ma di «rivitalizzarlo» senza perdere «l’opera originale» di Pier Luigi Nervi. La lettera, firmata da nomi di prestigio internazionale, da Tadao Ando a Norman Foster fino a Santiago Calatrava, è l’«arma finale» della campagna della Pier Luigi Nervi Project Association. Una campagna di comunicazione contro la demolizione (e ricostruzione, lasciando gli «elementi testimoniali») del Franchi, arrivata fino all’Icomos, il «braccio scientifico» dell’Unesco, che ha lanciato un «alert» per preservare questo monumento dell’architettura del ‘900. Nardella ha deciso di rispondere subito. Con una punta di polemica.

«Ho letto con interesse la lettera firmata da importanti architetti sullo stadio Artemio Franchi, che evidenzia ancora una volta la grande attenzione internazionale in generale per la città di Firenze e oggi in particolare per lo stadio progettato da Pier Luigi Nervi. Un’attenzione amplificata dalla stampa internazionale, dal New York Times alla Suddeutsche Zeitung ». Poi l’attacco: «Non posso non rilevare che quella stessa attenzione è mancata quando lo stadio Franchi è stato fortemente modificato per i mondiali di calcio del 1990. Ma è evidente a tutti, anche agli stessi archistar, che un impianto sportivo — se non è adeguato ai tempi per funzionalità, agibilità e sostenibilità — perde la sua funzione originaria». Infine, il ramoscello d’ulivo: «Ho grande rispetto per gli illustri firmatari della lettera e credo sia importante ascoltare la comunità professionale e scientifica internazionale, cogliendo la disponibilità offerta — conclude il sindaco — Come noto, siamo in attesa di una risposta del ministero dei Beni culturali per l’interpretazione corretta delle nuove norme e, per rispetto istituzionale, credo sia doveroso attendere quel parere. Desidero fin da ora invitare tutti i firmatari della lettera a una riunione in videoconferenza per un confronto aperto e, mi auguro, costruttivo».

Dialogo sì, ma partendo dal motivo per cui siamo arrivati qua, è il messaggio del sindaco. Il Franchi ha giocato l’ultima partita internazionale con una deroga Uefa. Le sedute sono inadeguate. Le curve troppo distanti dal campo, la palla nella porta avversaria per chi guarda ha una dimensione di poco più di un millimetro. Dai servizi alle toilette è tutto inadeguato, ma soprattutto secondo l’università di Firenze servono interventi urgenti antisismici e di manutenzione. Certo il dialogo è necessario: difficilmente, dopo questa alzata di scudi, dal ministero arriverà una risposta netta e cioè che si possa distruggere e ricostruire lasciando solo alcuni «elementi testimoniali». Potrebbe essere molto articolata.

Ma la Fiorentina ha deciso: vuole un nuovo stadio, spazi per fare attività extrasportive che diano ricavi e patrimonio ai suoi bilanci. Se il Franchi è un monumento, mentre cercheranno altrove, resteranno «in affitto». Quella del direttore generale Joe Barone («Tutti quelli che scrivono e parlano del Franchi potrebbero mettere soldi per il Comune») pare non essere stata solo una battuta. «Sia coinvolto il Consiglio comunale», chiedono i consiglieri di Sinistra progetto comune Dmitrij Palagi e Antonella Bundu.



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