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«Sotto via Sparano il cimitero di Barium: una necropoli romana del quinto secolo»
Marilena Di Tursi
Corriere del Mezzogiorno - Puglia 13/12/2020

Francesca Radina racconta le scoperte del 2018 in un’importante rivista internazionale di archeologia

Passeggiando per via Sparano, durante questo febbrile e contrastato periodo natalizio, tra un occhio puntato alle vetrine e un altro alla distanza da mantenere, mai potremmo immaginare di calpestare, precisamente nella zona più iconica della strada, ossia palazzo Mincuzzi, quello che fu il cimitero dei nostri concittadini di oltre milleseicento anni fa. La notizia della presenza di un’area cimiteriale nel bel mezzo del murattiano, arriva dalla pubblicazione sull’autorevole rivista Fastinoline Documents&Research dello studio dei materiali rinvenuti durante lo scavo in quell’area urbana. L’articolo porta le firme dell’archeologo Michele Cuccovillo, dell’antropologa fisica Ginevra Panzarino e di Francesca Radina, archeologa e direttrice dello scavo.

Dottoressa Radina, cosa avete trovato?

«Cominciamo dall’inizio della storia, nel 2018 all’epoca della ripavimentazione di via Sparano. Come Soprintendenza seguivamo i lavori in ottica archeologica; eravamo certi di poter trovare qualcosa, perché questa zona del murattiano aveva già restituito in passato alcune tracce di necropoli di età imperiale romana. I lavori del 2018 hanno comportato la riapertura delle vecchie trincee relative alle forniture di gas e di energia, dalle quali, proprio davanti a Palazzo Mincuzzi, è emerso il nucleo di sepolture di età tardoantica, intorno al V-VI secolo d.C.».

Cosa raccontano questi reperti?

«Si tratta di materiali molto compromessi: sei inumati con anche, una donna adulta con un paio di orecchini di bronzo, senza altri elementi di corredo. Di conseguenza, la datazione di questo nucleo di sepolture avviene attraverso le monete tardo imperiali, del V secolo d.C., che sono emerse dal contesto. Speriamo di poter contare su un finanziamento che ci consenta di operare con la datazione radiocarbonica».

Quindi quando camminiamo per via Sparano siamo sopra una necropoli. Come era articolata?

«Possiamo confermare la presenza di un nucleo cimiteriale extra moenia su un’arteria viaria fondamentale all’epoca, collocata intorno a via Sparano. Una strada che si staccava dalla città antica e, attraverso la zona della stazione, voltava verso l’antica Ceglie, città importantissima in quel periodo, e poi risaliva l’arco ionico raggiungendo Taranto. Quest’area era utilizzata come necropoli, anche perché le tombe sono state usate più volte per deposizioni successive, e forse era dotata anche di piccoli edifici di culto».

Questi ulteriori studi ci possono aiutare a riscrivere la storia urbanistica? Cosa aggiungono a quello che già conosciamo di quel periodo?

«Sappiamo poco in realtà, mentre per la città vecchia abbiamo più dati. Per il futuro servirà un attento controllo di tutte le opere pubbliche e private che interessano il sottosuolo di quel comparto».

Un altro problema su cui bisognerebbe discutere riguarda le modalità di fruizione di queste scoperte come di altre. Penso per esempio a quelle affiorate durante la riqualificazione del mercato del pesce. Come si può condividere questo patrimonio con la comunità?

«Santa Scolastica e Palazzo Simi costituiscono l’approdo naturale per accogliere questi resti. In tali luoghi deputati si possono organizzare mostre temporanee che ne illustrino il valore, ricomponendo gli scheletri e quanto serve per attivare la musealizzazione dei materiali emersi».

Oltre a ciò non ritiene che sia necessario pensare a supporti informativi, tipo totem e cartellonistica, o anche digitali, tipo app per intenderci, inseriti nell’attuale percorso urbano e dunque accessibili a una larga fascia di pubblico?

«Sicuramente si può pensare e sarebbe auspicabile. Ma questo dipende dalla sensibilità degli amministratori e dalla volontà di rendere fruibile la storia antica di Bari. Un invito che speriamo possa essere raccolto».



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