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Firenze. «Un’opera di architettura che non è mai stata mutilata»
Elisabetta Margiotta Nervi
Corriere Fiorentino 19/12/2020

Egregio Direttore,

Le scrivo in risposta al Suo editoriale di ieri, chiamato poeticamente «Una fuga dalla realtà».

L’articolo è dedicato ad un commento, estrapolato da un discorso molto più ampio e articolato, del Soprintendente Pessina, reo di avere pronunciato tre parole: «estremamente ben conservato» a proposito dello Stadio Artemio Franchi. Ebbene, aggiunga anche me e molti altri che la pensano nello stesso modo alla lista di scellerati che osano pronunciare queste parole.

Lo Stadio Artemio Franchi è estremamente ben conservato come opera di architettura, in quanto è pervenuto a noi senza essere stato mutilato nel tempo da manomissioni inappropriate. Gli interventi, certamente molto infelici, effettuati per i Mondiali del ’90, in parte ne hanno offuscato la percezione estetica, ma non ne hanno intaccato in maniera significativa la sostanza architettonica.

Certo, i segni del tempo e i disagi che ne derivano sono innegabili, ma non pregiudicano la conservazione dell’opera. Consolidare e restaurare sono prassi correnti e necessarie per qualsiasi edificio, in cemento o muratura, che abbia raggiunto l’età del Franchi. E non è certo il Soprintendente Pessina a negarlo.

Ma che l’impianto sia «fatiscente» e «che a medio termine non potrà ospitare più manifestazioni né partite» è tutto da dimostrare. D’altra parte, da quando sarebbe in essere questa proclamata condizione di fatiscenza? È in grado, Lei, di rispondere a questa domanda? Quante partite sono state giocate con le gradinate piene di spettatori, la cui incolumità era in pericolo, prima della pandemia? O anche dopo? La cosa, come perfino Lei potrà capire, sarebbe piuttosto grave, in quanto i responsabili dovrebbero risponderne all’autorità giudiziaria.

Il Comune, proprietario, e la Fiorentina, gestore della struttura, non hanno ad oggi ancora presentato pubblicamente la relazione preparata dal Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università di Firenze che, a quanto asseriscono, sosterrebbe la loro tesi riguardo all’inagibilità della struttura. Ma se fosse stato inagibile, lo stadio non si sarebbe potuto utilizzare; comprende, Direttore?

Chiunque, a cominciare da me, o anche da Lei, Signor Direttore, dovrà attendere di conoscere le conclusioni a cui sono arrivati gli esperti dell’Università prima di potere commentare in tal senso. Speriamo che questa relazione sia esaustiva ed approfondita, perché già adesso si presentano parecchie domande: come si è arrivati ad un tale livello di trascuratezza dell’impianto? Chi lo deve monitorare e manutenere nel tempo? Chi avrebbe dovuto preoccuparsi dell’incolumità di spettatori, personale e giocatori? Sono quesiti pressanti e reali a cui bisognerebbe trovare al più presto risposta.

Distinti saluti



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