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Firenze. «Il restyling del Franchi unica soluzione, Commisso si convinca»
Ernesto Poesio
Corriere Fiorentino 21/12/2020

Presidente Giani: il Coni, la Figc e la Lega calcio hanno inviato una lettera congiunta al governo per chiedere una svolta sui nuovi stadi. Che significato ha?
«È una lettera che condivido, che ha una logica nazionale ma che si colloca bene sul piano locale. C’è l’esigenza in Italia di ammodernare gli stadi e di renderli funzionali al nuovo calcio, esattamente come accade in tutta Europa. I musei del calcio a Barcellona e Madrid sono grandi fonti di reddito per i club. A Barcellona fanno 2 milioni di visitatori l’anno, quasi quanto gli Uffizi».

Nelle ultime settimane il dibattito sul Franchi si è fatto infuocato. Lei da che parte si schiera?
«Io credo nel restyling del Franchi. Penso che sia la cosa più ragionevole, sia per la Fiorentina sia per la città visto che eviterebbe anche il problema di cosa fare del Franchi e di Campo di Marte. Ho fatto per dieci anni l’assessore allo sport, quando arrivai c’erano petizioni per portar via lo stadio. Quando sono andato via nel quartiere il clima era già molto cambiato».

Lei parla di restyling, ma Commisso è più per una soluzione drastica: demolire e poi ricostruire...
«A mio giudizio questo si scontra con l’impostazione culturale e di tutela dei profili architettonici delle opere pubbliche che abbiamo in Italia e che finora si è rivelato vincente. Noi abbiamo la cultura del restauro e della conservazione. Non mi convince l’idea della ricostruzione. Ritengo che la posizione del soprintendente Pessina sia giusta quando rivendica l’intoccabilità di alcuni elementi: la tribuna a sbalzo, le scale elicoidali, la torre. Sulle curve, a mio parere, ci può essere una soluzione diversa».

Ma a Commisso così potrebbe non bastare.
«L’Italia deve tutelare il suo profilo, i soldi sono importanti ma devono essere in armonia con la tutela della nostra cultura architettonica».

Con i Mondiali del ’90 però furono consentiti interventi importanti sul Franchi...
«Furono fatti interventi che tutelarono i quattro elementi. Però fu violentato un quinto, la pista d’atletica, facendo uno sfregio a Nervi che era un grande amante di quello sport tanto che volle una pista di 500 metri e non di 400. Ma a quel vulnus ho rimediato io, dieci anni dopo, realizzando il Ridolfi per compensare la distruzione della pista di atletica. Ora sento che si vuole demolire il Ridolfi: definisco questa ipotesi assurda e inconcepibile. Va contro il vero valore dello sport: ma stiamo scherzando? Non consentirò mai una concessione a uno sport per soffocarne un altro. E poi non è fattibile dal punto di vista della concezione delle opere pubbliche: abbiamo speso come Comune di Firenze 15 milioni di euro per quello stadio e dopo 17 anni si vorrebbe tirarlo giù? Non dimentichiamoci che l’atletica è la regina degli sport».

Ma qual è secondo lei l’errore di chi si oppone agli interventi sul Franchi?
«Secondo me invece di chiacchierare tanto sui giornali e vivere uno scontro di idee, tutte le parti in causa a partire dalla Fiorentina fino alla soprintendenza insieme al sindaco — di cui condivido l’impostazione sulla vicenda e che ha una funzione di mediazione — dovrebbero mettersi intorno a un tavolo e non uscire dalla stanza fino a quando non hanno trovato un’intesa».

Circa quindici anni fa lei presentò un progetto per la copertura del Franchi e anche in quel caso tutto finì con un nulla di fatto.
«Era un intervento che costava 50 milioni di euro, era fattibile e c’era la disponibilità di massima anche della soprintendenza. La Fiorentina però aveva l’ambizione di fare qualcosa di più, pensava a uno stadio nuovo e presentò al Four Season insieme al Comune lo stadio di Fuksas. Era il 2008. Ma quella soluzione si fermò per le vicende giudiziarie che riguardarono Castello. È stata una grande occasione persa: Della Valle aveva voglia di investire. Poi ci fu l’idea della Mercafir e siamo al punto di partenza».

Un gioco dell’oca...
«Io penso che il percorso di questi anni dimostri che la soluzione di un vero restyling del Franchi sia quella giusta, l’unica possibile».

Lei salvò il titolo sportivo viola che poi consegnò alla famiglia Della Valle. Poi ha fatto parte del consiglio di amministrazione della società come membro auditore. Conosce benissimo le esigenze del club viola: è pensabile che continui senza uno stadio moderno?
«No. E secondo me la Fiorentina dovrebbe essere più convinta del restyling di Campo di Marte invece di essere recalcitrante. E il Franchi è in grado di offrire spazi per il merchandising che è fondamentale. Ricordo un incontro a margine di Fiorentina-Liverpool con i dirigenti inglesi che ci chiedevano il bilancio e noi dicevamo che era composto per il 50 per cento dai diritti televisivi e per il 50 per cento dagli abbonamenti e biglietti. Per loro invece era il merchandising la voce più importante con quel megastore a due passi dallo stadio dove era impossibile non comprare qualcosa. Ma il Franchi è adatto e anche nel progetto del Nervi erano previsti una palestra di boxe e un ristorante».

Nel caso in cui dovesse saltare l’ipotesi restauro del Franchi, Commisso potrebbe pensare a Campi. Lei cosa ne pensa?
«Io ritengo che ci può andare solo col consenso del sindaco di Firenze, non contro il Comune. Se la Fiorentina esiste è per merito del Comune ed è inscindibile da Firenze. E poi ci sarebbe il problema della viabilità. Chi la pagherebbe? La pianificazione urbanistica è pubblica e non può essere contrattata».



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