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Monza. Restauratori «volanti», vetri ai raggi X. Il Duomo ritrova la luce delle origini
Rosella Redaelli
Corriere della Sera - Milano 22/12/2020

MONZA Ora che anche l’ultimo ponteggio è stato smontato, il Duomo di Monza è pronto per celebrare il Santo Natale in tutta la sua bellezza. Non solo sono state ritrovate l’eleganza e la cromia della facciata trecentesca progettata da Matteo da Campione con un’alternanza di marmi di Candoglia, di Musso e pietra d’Oira, le lavorazioni che paiono pizzi, le guglie con le statue dei santi aggiunte a fine Ottocento da Luca Beltrami. Ora la meraviglia si sposta anche all’interno della basilica, davanti ai colori delle vetrate del rosone e degli affreschi che lo circondano con angeli e putti in festa.

Per dodici mesi i restauratori della Ditta Estia, guidati da Francesco Piovani, 36 anni, diplomato alla scuola di restauro di Botticino, hanno lavorato a venti metri d’altezza per consolidare il rosone, ripulire le vetrate policrome e riportare alla luce l’eleganza della pittura di Giacomo Lechi, monzese, nato a pochi passi dal duomo e considerato uno tra i massimi esponenti del secondo barocchetto lombardo.

«Quello sulla facciata interna era un cantiere non previsto — spiega Piovani — ma, lavorando sull’esterno ci siamo accorti di diverse crepe sulla parte lapidea del rosone e abbiamo montato il ponteggio anche in controfacciata per verificarne la stabilità. Abbiamo trovato fessure profonde nella pietra che abbiamo dovuto consolidare con iniezioni di cemento bianco e fibre di basalto». Una volta stabilizzata la ruota lapidea, rimuovendo anche alcuni pesanti interventi ottocenteschi, i restauratori si sono dedicati alla pulizia delle vetrate dove hanno tolto polveri e stucchi dalle fughe e hanno ritrovato le tecniche utilizzate per la pittura su vetro: immagini realizzate a caldo e poi ritoccate a freddo.

Tolta l’opacità delle vetrate ora la luce è libera di invadere di colori la navata centrale. L’impatto più forte si ha però volgendo le spalle all’altare per ammirare i colori degli affreschi che circondano il rosone in controfacciata: angeli in festa, tra trompe l’oeil di finti marmi. Un’opera realizzata tra il 1722 e il 1739 dal pittore monzese Giacomo Lechi. «La luminosità ritrovata dei colori — spiega Piovani — ha messo in luce tutta la maestria e l’estro di Giacomo Lechi che ha lavorato con il Giuseppe Castelli, detto il Castellino, alla decorazione della cappella di Santo Stefano. L’intervento di restauro ha permesso di togliere gli strati aggiunti dal pesante restauro di inizio Novecento, abbiamo ritrovato sotto strati di pittura, polveri e muffe anche i volti dei cherubini». Un intervento che ha messo in luce l’eleganza ancora neomanierista dell’artista monzese, nato a pochi passi dal Duomo e qui battezzato come dimostrano i documenti conservati nell’archivio della basilica.

I restauratori «volanti», abituati a lavorare sui 17 piani di ponteggi in facciata, si sono occupati dei marmi e delle pietre dell’esterno, dei vetri e dei piombi del rosone, dei colori «a fresco» delle pareti e hanno chiuso il loro viaggio tra i materiali della basilica intervenendo anche sul legno della maestosa bussola d’ingresso alla basilica. Sui ponteggi è salito anche l’arciprete di Monza, don Silvano Provasi: «Ho seguito con emozione ogni passo di questa campagna di restauri, uno spettacolo incredibile poter vedere l’interno della basilica dall’alto in tutta la sua bellezza e devo ringraziare la generosità di tutti coloro che hanno contribuito e sostenuto quest’opera perché hanno dimostrato che intorno al Duomo c’è tutta una città». Un milione e mezzo di euro il costo complessivo dell’intervento che ha preso il via 5 anni fa con un cantiere pilota sulla facciata sotto la direzione dell’ingegner Benigno Morlin Visconti. I restauri sono stati finanziati con i fondi regionali Frisl, Fondazione Cariplo, le donazioni di diverse imprese del territorio, ma anche di singoli cittadini che hanno «adottato» piccole porzioni di questo spettacolo d’arte e di architettura.

Chiuso un cantiere in Duomo, già si progetta il futuro: «Il ponteggio esterno ha messo in luce la necessità di intervenire con urgenza sulla parte sommitale del tetto — spiega monsignor Provasi — poi si potrà procedere al restauro dei capitelli delle colonne per arrivare infine ad avere una nuova illuminazione che oggi è antiquata con fari invasivi che rompono la bellezza del barocco. Nuove luci a led valorizzerebbero anche la parte di affreschi appena restaurato». Quello del Duomo è dunque un cantiere destinato a non concludersi con questi ponteggi: «Ho scritto una lettera per Natale ai volontari del Duomo e a tutti i nostri parrocchiani — prosegue — quest’anno non distribuiremo il tradizionale dolce, ma il nostro regalo di Natale sarà la contemplazione della bellezza della nostra facciata».



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