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Ales, 90 dipendenti a casa: "Musei chiusi, non abbiamo alternative. Riconferma immediata alla riapertura"
di Arianna Di Cori
LA REPUBBLICA - 24 DICEMBRE 2020




Non verranno rinnovati i contratti a 90 lavoratori precari, tutti addetti alla sorveglianza dei musei, con contratti a tempo determinato per la società partecipata dal Ministero del Beni culturali che gestisce diversi siti museali e archeologici tra cui le Scuderie del Quirinale. Riconfermeremo tutti i contratti sospesi una volta ripresi i servizi, e li faremo nel giro di 24 ore"


Il regalo di Natale per Giulia è un contratto che non verrà rinnovato. E come lei ci sono 90 lavoratori precari, tutti addetti alla sorveglianza dei musei, con contratti a tempo determinato per Ales, società partecipata dal Ministero del Beni culturali che gestisce diversi siti museali e archeologici tra cui le Scuderie del Quirinale. E tutti, dal prossimo anno, senza lavoro. Una situazione di cui la società è al corrente. Ma c'è poco da fare. "Ci crea enorme dispiacere - dice Mario De Simoni, presidente e Ad di Ales - abbiamo preso già l'impegno con i sindacati di riassumerli non appena riapriranno i luoghi della cultura. Ma gestiamo denaro pubblico, rinnovare contratti quando il lavoro non c'è rischia di diventare danno erariale".

La doccia fredda per Giulia (il nome è di fantasia, ndr), romana di 32 anni è arrivata qualche giorno fa. "Siamo spiacenti di comunicarle la cessazione del rapporto a tempo determinato alla scadenza contrattuale prevista", recita la mail, da parte di Ales, giunta la scorsa settimana. "Noi precari di Ales abbiamo contratti di 6 mesi in 6 mesi - spiega la giovane storica dell'arte che sogna di lavorare nella Soprintendenza - fino alla stabilizzazione che avviene dopo 2 anni. Ma a marzo, con il primo lockdown siamo stati tutti licenziati, con la promessa, scritta, di essere riassunti una volta che i musei avrebbero riaperto. Nel mio caso, sono stata riassorbita a settembre con un contratti della durata di quattro mesi, dopo 6 mesi passati senza poter nemmeno percepire la disoccupazione, non ne avevo diritto. Da gennaio la richiederò, ma temo che non sarà più di 500 euro". Giulia vive ciò che stanno vivendo tanti altri precari, in tutti i settori più colpiti dalla pandemia, che tremano davanti alla scadenza dei contratti di fine anno. E il piccolo, ma emblematico caso dei 90 di Ales diventa il triste prologo di quella che sarà una vera e propria ecatombe dal primo aprile, con lo sblocco dei licenziamenti.


Ales, dal canto suo, assicura che manterrà tutti i suoi dipendenti. "In quattro anni abbiamo stabilizzato 600 lavoratori e vogliamo continuare su questa strada - continua il presidente De Simoni - non solo non licenzieremo nessuno ad aprile, ma siamo pronti a riassorbire i precari con contratti che, di regola, facciamo della durata di un anno. Riconfermeremo tutti i contratti sospesi una volta ripresi i servizi, e li faremo nel giro di 24 ore". Non resta che attendere che i musei riaprano, sperando che avvenga il più in fretta possibile. E denunciare, come ha fatto Giulia, l'accaduto. Lei lo ha fatto tramite "Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali", che unisce precari del settore; la situazione è stata anche oggetto di una recente interrogazione parlamentare diretta ai ministri Franceschini e Catalfo, da parte della capogruppo M5S della Commissione ambiente al Senato, Virginia La Mura. La data fissata dal Dpcm per la riapertura dei luoghi della cultura è il 15 gennaio, ma le perplessità che questo avverrà - anche all'interno di Ales - sono tante, troppe.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/12/24/news/ales_90_dipendenti_a_casa_a_roma_musei_chiusi_non_abbiamo_alternative_-279759348/?ref=search


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