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Marche, la pala del Pomarancio requisita da Napoleone torna dopo 220 anni nella sua chiesa
Finestre sull'arte 31/12/2020

È cominciato nelle scorse ore il viaggio della Beata Vergine Maria col Bambino e i santi Rocco e Severino, opera del 1616 di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (Pomarance, 1552 - Roma, 1626) anticamente conservata nella chiesa di San Rocco a San Severino Marche, e attualmente custodita invece nella chiesa di Santo Stefano di Osnago, borgo in provincia di Lecco, a poca distanza da Monza. Il viaggio dovrà riportare l’opera a San Severino Marche, dove si trovava fino al 1811, quando la chiesa di San Rocco fu spoliata durante le requisizioni napoleoniche: il 27 giugno di quell’anno la pala raggiunse Macerata, città dove le opere provenienti dall’Appennino marchigiano venivano raccolte in attesa di essere smistate, e poi il 3 ottobre arrivò alla Pinacoteca di Brera. Il dipinto raggiunse poi in data imprecisata la parrocchia di Osnago: la figura di san Severino, infatti, era stata erroneamente identificata come san Biagio, santo molto venerato nel lecchese.

Il dipinto verrà, intanto, sottoposto a un intervento di restauro, che sarà eseguito dallo studio di Luigi Parma a Milano: l’opera è stata dunque adeguatamente imballata e ha lasciato Osnago in mezzo alla neve per raggiungere il capoluogo lombardo. Terminate le operazioni, il Comune di San Severino Marche intende riportarlo in regione: fin dal 2001 l’Arcidiocesi di Camerino e San Severino Marche, in collaborazione col Comune, dialogano con la Pinacoteca di Brera (formalmente proprietaria del dipinto) e con le soprintendenze per ottenere il deposito della pala, affinché possa tornare a essere esposta nella chiesa di San Rocco, ovvero il tempio dove si trovava in origine. Qui è ancora collocata la cornice originale del dipinto, che da più di duecento anni dunque lo aspetta, e che sarà restaurata al pari della tela.

Il dialogo è maturato e, per Brera e per la Soprintendenza di Urbino, non ci sono problemi di natura tecnica, quindi il trasferimento potrà realizzarsi (una delle condizioni, peraltro, era l’intervento di restauro, che comincerà a breve). Ci sono ancora però due ostacoli da superare: il primo sta nel fatto che il trasferimento è subordinato alla collocazione, nella chiesa di Santo Stefano a Osnago, di un’opera sostitutiva, e il secondo è il costo dell’operazione. Il Comune di San Severino Marche stima che il trasferimento costerà circa ventimila euro: cinquemila sono già stati stanziati, ma l’amministrazione comunale si è impegnata anche a reperire la somma restante. Per questo motivo ha avviato una campagna di fundraising al fine di trovare enti, associazioni e privati interessati a offrire il proprio contributo per riportare a casa la tela del Pomerancio. Una sottoscrizione con la quale dunque il Comune spera di poter dare avvio al trasferimento.

“Riavere un Pomarancio in città”, ha dichiarato Vanna Bianconi, assessore alla Cultura del Comune di San Severino Marche, “significherebbe ampliare l’offerta museale ed espositiva permettendo la creazione di un unico percorso di visita comprendente la Pinacoteca Civica, che conserva opere del Seicento, con sale dedicate al pianoterra, e l’opera del Pomarancio, realizzata tra il 1616 e il 1617, nella chiesa di San Rocco, che diventerebbe una tappa fondamentale di visita per turisti e appassionati d’arte”.

https://www.finestresullarte.info/arte-moderna/marche-pala-pomarancio-torna-dopo-220-anni-requisizioni-napoleoniche?


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