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Napoli. L’Arco borbonico si è arreso
Vincenzo Esposito
Corriere del Mezzogiorno - Campania 3/1/2021

Dopo trecento anni si è arreso, ed è caduto giù di colpo, quasi senza far rumore. Era azzoppato, certo. Ridotto all’osso, ma il suo scheletro rivelava tracce di fasti passati. E poi, anche così, era amato dai napoletani che ora dovranno fare a meno di un altro pezzo di storia della loro città, ucciso dall’incuria e dal disinteresse di chi avrebbe dovuto difenderlo. L’Arco borbonico è crollato in mare ieri poco dopo le 19.

Aveva resistito miracolosamente alla mareggiata che nei giorni scorsi ha sconvolto via Partenope, ma evidentemente le ferite erano troppo profonde per poter sopravvivere all’ennesima ingiuria ricevuta in tre secoli.

L’Arco era conosciuto anche con il soprannome irriverente di ’O chiavicone. Lui che, nato a metà Settecento, era stato elegante approdo per i pescatori di Santa Lucia, a inizio Ottocento venne allontanato da Castel dell’Ovo per coprire l’uscita delle acque marroni della colonna fecale principale della città e da lì quel «titolo» poco aggraziato. Non più terminale per romantiche passeggiate sul lungomare, ma monumento usato per nascondere una fogna e invaso dal fetore che però non allontanava i pescatori luciani che continuarono a utilizzarlo come approdo.

Negli anni l’Arco ha perso pezzi, pietre. Fino a quando, durante una mareggiata nel 2018, il suo sghembo pilone si poggiò su un angolo di pietra, in precario equilibrio, dando l’idea di poter crollare da un momento all’altro. Negli anni sono stati tanti gli appelli lanciati perché partissero i lavori di restauro. Nulla, fino a quando, a settembre, la Soprintendenza diffidò l’Autorità portuale che finalmente, il 30 di quello stesso mese, montò ponteggi per mettere in sicurezza il monumento. Quali interventi siano stati fatti da allora è difficile dirlo, ma sta di fatto che non sono serviti a salvare l’Arco borbonico. A dire la verità qualche pietra si è salvata e il corpo superiore del monumento è rimasto miracolosamente dritto. Ma non per molto. Forse, volendo, un serio restauro potrebbe riportarlo in vita. Magari con un sapiente lavoro di puzzle per rimettere al loro posto i tasselli caduti in acqua. Sarà possibile? Mah, visto l’abbandono subito dal chiavicone negli ultimi decenni, difficile sperarlo.



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