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Verona. Anche Campone e Villa Pullè tra i candidati al recupero
Lillo Aldegheri
Corriere di Verona 2/1/2021

Piovono proposte (forse più del previsto, vista la situazione economica generale) per recuperare, sistemare e riusare decine e decine di aree abbandonate della città. Sono infatti 145 le proposte arrivate a Palazzo Barbieri entro la scadenza fissata (la fine del vecchio anno) per far partire nuovi cantieri in altrettante aree dismesse nell’ambito della «Variante 29». Tra le proposte fanno subito notizia quelle relative a due aree di cui si discute da decenni: l’ex carcere del Campone (che i veronesi meno giovani ricordano come «il 79») e villa Pullè al Chievo. Ma ci sono anche ipotesi di intervento su immobili non utilizzati da diversi enti (dallo Stato, attraverso Invimit, alla camera di commercio, dalla Croce Verde all’Azienda ospedaliera) e da grandi aziende private (da Bmw a Vicentini e a Migross, per citarne solo tre).

Tra gli interventi proposti, atteso con particolare curiosità quello per il riutilizzo dell’ex carcere del Campone, in totale abbandono dal 1995 dopo aver conosciuto il suo periodo di massima «popolarità mediatica» negli anni di Tantegentopoli, quando davanti al suo ingresso, in via del Fante, stazionavano giornalisti e televisioni di tutta Italia. L’enorme edificio, ad un tiro di schioppo da piazza Bra, è da anni di proprietà dell’impresa trentina Santoni, che ora ha confermato il suo interesse al riuso di quei 15mila metri quadri in pieno centro. Un anno fa si era parlato dell’intenzione dei proprietari di vendere l’area ad altri, ma poi s’era fermato tutto. Adesso la conferma dell’interesse ad un intervento, nell’ambito della Variante 29, potrebbe capire un nuovo (e, si spera, definitivo) capitolo.

Altra proposta importante, poi, è quella relativa al recupero e riuso di villa Pullè, al Chievo, altra vicenda che si trascina da decenni. L’assessore Ilaria Segala aveva scritto ad Invimit (ossia alla società Investimenti immobiliari italiani, che gestisce fondi del ministero dell’Economia) per premere l’acceleratore su di un’ipotesi che è sul tappeto da anni ma che ultimamente (forse anche a causa della pandemia) aveva segnato il passo. Ed Invimit ha risposto inserendosi appunto tra le 145 proposte per la Variane 29. Sulla grande area del Chievo dovrebbe quindi concretizzarsi l’idea di realizzare una residenza di alto livello per anziani autosufficienti all’interno della splendida villa palladiana: in cambio, lo Stato cederebbe al Comune tutta la grande area verde, fitta di piante secolari, da utilizzare come parco pubblico. La nuova struttura per anziani potrebbe essere realizzata da una società tedesca che avrebbe già inviato un proprio progetto ad Invimit.

Tornando alla Variante 29, tra le 145 manifestazioni d’interesse arrivate a Palazzo Barbieri ce ne sono 78 di riqualificazione urbana negli ambiti di degrado, 11 di riqualificazione ambientale con rinaturalizzazione, 3 di riuso temporaneo di immobili inutilizzati ed infine 53 segnalazioni di situazioni di degrado. Sul tema (importantissimo per il futuro di Verona) è peraltro subito battaglia politica. Secondo Michele Bertucco (Sinistra in Comune) «si parla tanto di riqualificazione urbana ma di questa nuova variante né Segala né Sboarina sono in grado di nominare una sola opera pubblica che andrà a migliorare la qualità della vita dei quartieri: la Variante si fonda su accordi pubblico-privati che porteranno nuove aree direzionali e commerciali mentre i quartieri si dovranno accontentare delle briciole con qualche metro di ciclabile o qualche aiuola».



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