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Lodi. Le restauratrici di San Francesco
Francesco Gastaldi
Corriere della Sera - Milano 4/1/2021

Una è restauratrice da 25 anni, l’altra da cinque. La prima voleva stare a contatto con le opere d’arte, la seconda è stata «folgorata» da un team di restauratori a Roma. Entrambe vengono dalla scuola di restauro di Botticino. Entrambe vivono e lavorano a Lodi e, nonostante siano impegnate su diverse opere, sono ormai conosciute come gli «angeli» di San Francesco. Emilia Vianelli e Martina Ceresa, restauratrici, da quattro anni si stanno occupando di riportare all’antico splendore le cappelle della chiesa di piazza Ospitale, un gioiello architettonico del XIII secolo particolarmente amato dai lodigiani e che ha conquistato (con i suoi affreschi che vanno dal Trecento al Settecento) anche Vittorio Sgarbi il quale l’ha menzionata in una sua lectio all’ultima Milanesiana.

In ordine di tempo, l’ultima a tornare alla luce è stata la cappella della Beata Vergine Immacolata con la sua volta affrescata (a metà Settecento) dai fratelli Torricelli di Lugano. Il ponteggio c’è ancora, i lavori conclusi da pochi giorni: si attende solo il sopralluogo finale della Soprintendenza di Mantova, Covid e restrizioni permettendo.

«Con l’Immacolata — conferma Vianelli, 55 anni — sono ora tre le cappelle che abbiamo recuperato: Santa Caterina nel 2016, poi dall’anno scorso quella della Madonna del Caravaggio e dell’Immacolata».

San Francesco, eretta alla fine del Duecento e un’architettura molto particolare (fu la prima della sua epoca a presentare bifore «a cielo aperto») è un gioiello delicato e in pericolo. Dal 1840 è affidato ai Padri Barnabiti. A loro il compito di difendere la chiesa anche dal tempo e dal degrado: portali e vetrate sono stati recuperati negli ultimi anni, poi si è passati agli interni, spesso minacciati dall’umidità. Come le tre cappelle di Santa Caterina, della Madonna di Caravaggio, dell’Immacolata, tutte ampliate e riaffrescate tra Seicento e Settecento. Il compito di recuperarle è sempre andato alle due restauratrici lodigiane: «Negli ultimi due anni il lavoro si è intensificato. San Francesco è una chiesa straordinaria, molto amata dai lodigiani e i lavori da fare non mancano», osserva Martina Ceresa, 33 anni: quattro anni fa la sua collega la chiamò per aiutarla nella cappella di Santa Caterina; da allora ha proseguito l’opera. All’Immacolata, ad esempio, le due restauratrici non hanno solo riportato alla luce originale il ciclo delle Virtù della Vergine ma anche «scoperto» alcuni personaggi che sporco e umidità avevano «cancellato». La chiesa di piazza Ospitale conta su una piccola, ma importante schiera di sponsor. I Padri Barnabiti che dirigono il luogo sacro; gli Amici di San Francesco, finanziatori anonimi della chiesa; la Fondazione Comunitaria che apre bandi e sblocca fondi.

«Il primo lavoro — ricordano Vianelli e Ceresa — infatti arrivò quattro anni fa, grazie a un donatore privato che voleva commemorare la moglie recuperando la cappella di Santa Caterina, a cui lei era molto devota». Le due successive cappelle, invece, sono state salvate grazie al cuore dei lodigiani e a una sottoscrizione legata a un bando della Fondazione Comunitaria: «Abbiamo messo a disposizione 7 mila euro se i privati ne avessero raccolti almeno la metà — racconta Mauro Parazzi, presidente della Fondazione Comunitaria per la provincia di Lodi —: a oggi ne sono arrivati più di 8mila, il che ci consente di coprire il 100 per cento dei lavori». E di aprire una seconda raccolta fondi per recuperare i quattro putti lignei minacciati dal degrado. I lavori inizieranno a gennaio. E a dirigerli saranno ancora una volta i due «angeli di San Francesco».



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