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Roma. All’asta inediti di Verga, condannata la scopritrice
Giulio De Santis
Corriere della Sera - Roma 5/1/2021

Per decenni sono rimasti conservati in cassette della frutta e attaccati con le graffette arrugginite nello studio di un elegante appartamento in via Oslavia, quartiere Prati. Dall’inedito «Amore e Patria», scritto quando Giovanni Verga ha ancora 16 anni, alla prima stesura dei «Malavoglia», primo libro del Ciclo dei vinti, dove lo scrittore siciliano abbraccia la poetica del verismo. Sono alcuni tra i trentasei manoscritti inediti del «Fondo Verghiano» custoditi ma senza esserne consapevole - come ha sottolineato il giudice Valentina Valentini nelle motivazioni della sentenza di condanna a sei mesi di reclusione - da Angela Maria Perroni, figlia del principale studioso del drammaturgo catanese, Vito Perroni.

Il reato contestato alla signora, 84 anni, è quello di omessa denuncia della detenzione dell’inestimabile tesoro letterario alla Soprintendenza dei Beni Culturali. Gli inediti furono scoperti da Angela Maria nel 2011 entrando nell’ufficio del papà, morto nel 1978 e da allora rimasto chiuso per oltre tre decenni.

Mai come in questo caso è indispensabile un salto indietro nel tempo per capire l’ultimo capitolo di una storia cominciata subito dopo la Grande Guerra. Vito Perroni all’epoca è provveditore alla Soprintendenza di Rodi, in Grecia. Lì conosce Giovannino Verga Patriarca, figlio adottivo dello scrittore e senatore, morto nel 1922. Nel 1932 Perroni riceve per «motivi di studio» dal Verga Patriarca l’intero materiale allora a disposizione della famiglia del drammaturgo. Passano decenni. Finita la seconda guerra mondiale, la Mondadori sottoscrive un accordo con Perroni per la realizzazione dell’opera omnia di Verga. Tuttavia, come ricorda il giudice nelle motivazioni, lo studioso intende trannere qualcosa per sé, così la casa editrice fa un passo indietro. La querelle sulla mancata restituzione diventa oggetto d’interpellanze parlamentari. Anche Eugenio Montale sollecita Perroni alla completa riconsegna. Nel 1978 Vito muore. Della disputa si finisce per perdere la memoria.

Nel frattempo, Angela Maria si sposa, diventa mamma, nel 1990 divorzia e torna nella casa della sua adolescenza, in via Oslavia. Non serba ricordi del braccio di ferro con la Mondadori e l’ufficio del papà, con le opere verghiane, rimane chiuso. Poi, chissà perché, nel Natale del 2011 gira la chiave e scopre all’interno migliaia di documenti inediti con le scritte «Senato del Regno» o «Senatore del Re». Tenuti, come osserva il giudice, in cassette della frutta, legati con graffette o spille metalliche. Allora decide di consegnare tutto a Christie’s perché sia messo all’asta. La società, di sua iniziativa, segnala la vendita al ministero. La signora non si oppone alla segnalazione. Ma, secondo il giudice, essendo materiale inedito avrebbe dovuto denunciarne subito l’esistenza.



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