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Milano. Palazzo Citterio, dalle Belle Arti
Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera - Milano 5/1/2021

Ci sono voluti oltre due anni di attesa, ma finalmente da Roma è arrivato il parere positivo alle modifiche di Palazzo Citterio proposte dal direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradburne. La variante più spettacolare fra quelle suggerite era la costruzione di una scala monumentale in vetro che avrebbe comportato lo sfondamento di un soffitto trasformando così il modesto ingresso in un atrio più solenne. I comitati tecnico scientifici della Direzione Generale Belle Arti e Paesaggio chiamati ad esprimersi sulla compatibilità degli interventi con la tutela dell’edificio, hanno detto sì (due gli astenuti tra i consiglieri). «Adesso possiamo portare a termine il progetto che Milano aspetta da quasi cinquant’anni», ha dichiarato Bradburne entusiasta.

La vicenda è labirintica. Nella primavera del 2018, vennero terminati i lavori di Palazzo Citterio, durati quarant’anni e costati 23 milioni di euro. Unito alla Pinacoteca, l’edificio avrebbe costituito la «Grande Brera» con spazi raddoppiati destinati alle collezioni di arte moderna. Eppure la stessa cerimonia di apertura, invece del tono felice di una «laudatio» prese subito quello più sommesso di una «excusatio» che dava conto del semplice rammendo fatto sulle diverse stratificazioni stilistiche dell’edificio, senza una visione generale. Fra i più critici ci fu Philippe Daverio che definì subito le scale più degne di un condominio che di un museo internazionale e bollò il progetto come un puzzle di stili cucito insieme per produrre l’unico museo in Europa senza un’identità. Il dibattito si accese e solo il giorno prima della caduta del primo governo Conte l’allora ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli diede parere positivo alle modifiche proposte da Bradburne, senza però trasformarlo in un atto formale. L’iter per l’autorizzazione ricominciò dunque ex novo.

Bradburne intanto aveva presentato addirittura un video con il nuovo progetto architettonico e aveva raccolto i fondi per realizzarlo. «Noi siamo pronti», ribadiva a ogni occasione. Ma ancora lo scorso dicembre, durante la conferenza stampa di presentazione del programma per il 2021, dichiarava di non avere notizie sull’esito della visita dei tecnici di Roma a Palazzo Citterio: «Posso solo augurarmi che si riesca ad aprire almeno nel 2022, per il 50esimo anniversario del suo acquisto». Adesso quel desiderio potrebbe avverarsi perché Bradburne ha sempre calcolato un anno per la stesura del progetto esecutivo, i bandi e l’assegnazione degli appalti, e un altro anno per i lavori veri e propri. La soluzione prevede anche un nuovo ingresso, dall’attuale civico 12 di via Brera al 16, un montacarichi più capiente; la messa a punto dell’impianto di condizionamento e dei dispositivi di allarme.

Di una cosa si può essere sicuri: adesso che ha avuto l’ok, Bradburne ce la metterà tutta per arrivare in tempo a inaugurare la Grande Brera prima della fine del suo mandato nell’autunno del 2023.



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