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Napoli, crollo dell'arco borbonico: sopralluogo di Soprintendenza e carabinieri
Marina Cappitti
La Repubblica - Napoli 4/1/2021

Rappresentanti della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Comune di Napoli e carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno effettuato stamattina un sopralluogo in prossimità di ciò che resta dell'arco borbonico, il rudere crollato nel pomeriggio di sabato sotto i colpi del maltempo e dell'incuria nelle acque del lungomare di Napoli.

Al sopralluogo hanno preso parte anche i militari del Comando Provinciale di Napoli e quelli del Nucleo Subacquei. La perizia tecnica dei militari del Ntpc, tesa ad accertare le cause del cedimento, verrà consegnata all'autorità giudiziaria. La perizia sul materiale franato - rimasto intrappolato nei tubi Innocenti - servirà anche a capire se è possibile un suo recupero ai fini di una ricostruzione dell'arco.

Le reazioni
"Quando ho visto che era crollato, ho provato subito un'amara malinconia. Poi, dopo pochi minuti, ho avvertito i vigili ". Gaetano abita a via Egiziaca a Pizzofalcone e il lungomare lo conosce come le sue tasche. È stato il primo ad accorgersi che l'arco borbonico non c'era più, spazzato via dal maltempo e dall'incuria. C'è anche lui a via Partenope, dove tanti cittadini arrivano alla spicciolata per guardare da vicino l'arco distrutto.

Tra foto e racconti sembra quasi di assistere al funerale di un parente che tutti chiamano ' o Chiavicone: il nome con cui i napoletani hanno ribattezzato l'arco divenuto nell'800 terminale delle fogne. Un ragazzo, Massimiliano, sistema tre lumini proprio dove sorgeva l'arco. "Ha vinto l'incuria - dice - è una vergogna. È stato calpestato un pezzo della nostra storia, si sapeva che era in pericolo e nessuno ha fatto niente". "Non sappiamo prenderci cura della nostra città, neanche quando si tratta di un'opera storica che si trova sul lungomare, sotto gli occhi di tutti " commenta Maria scattando una foto con lo smartphone. Più in là, dove sorge il monumento ai Caduti al mare, Stefania si spoglia e si getta nelle acque gelide del Golfo. È il suo rituale mattutino da anni.

"Ho visto questi luoghi peggiorare giorno dopo giorno nell'indifferenza totale " racconta circondata dal degrado che regna all'ombra della Colonna Spezzata. La scalinata e la balaustra sono a pezzi. I blocchi di pietra sono ovunque tra rifiuti di ogni genere, portati dal mare e non solo. Tutto abbandonato così da anni. Il crollo dell'arco borbonico fa esplodere la rabbia per i tanti appelli di cittadini e associazioni rimasti inascoltati. Il 3 novembre del 2018 Giuseppe Farace, allora componente del Consiglio direttivo del Museo del Mare di Napoli si accorge che la base dell'arco è stata spostata dalle onde e che l'intera struttura, di varie tonnellate, poggia quindi di sbieco su un unico piccolo masso, in equilibrio precario. "All'epoca ho segnalato subito il rischio - racconta - all'Autorità portuale, al Comune e alla Soprintendenza. I vigili del fuoco hanno transennato l'area, ma poi non è stato fatto più nulla".

Farace organizza anche un incontro a marzo del 2019 - riportato da Repubblica - per tenere i fari accesi sulla vicenda. Non cambia nulla, nessun restauro. "Sono rimasto da solo a combattere, così alla fine mi sono anche dimesso dal Consiglio - dice - vedere oggi quell'arco distrutto provoca in me un profonda rabbia " . I lavori di messa in sicurezza dell'arco risalgono a settembre del 2020: quasi due anni dopo quell'allarme. Perché fino ad allora non è stato fatto nulla? Sotto accusa finisce l'Autorità portuale, sua la competenza mentre agli altri enti spetta vigilare e sollecitare.

"Non si capiva chi doveva intervenire. Tutti si rimbalzavano le responsabilità: il Comune, l'ex Provincia, la Regione. Non lo sapete come funziona in Italia? C'è la burocrazia. Tutti se ne fregano e si girano dall'altra parte, forse avrei dovuto farlo anche io " si difende il presidente dell'Autorità portuale di Napoli, Pietro Spirito. Lo stesso che dopo la mareggiata di fine dicembre quando l'arco era rimasto in piedi aveva postato: " È stato messo in sicurezza. Senza questo intervento la struttura sarebbe crollata e avremmo visto soltanto macerie". Come poi è successo qualche giorno dopo.

" I miei ingegneri - replica - hanno effettuato un sopralluogo dopo la mareggiata e in seguito ai controlli statici mi hanno detto che la struttura avrebbe continuato a reggere, ma così non è stato. Inoltre l'incontro per discutere con la Soprintendenza del progetto esecutivo del restauro era stato già fissato e si terrà dopo l'Epifania " . Oggi il sopralluogo del soprintendente per l'Archeologia, belle arti e paesaggio, Luigi La Rocca. Per il restauro dell'arco sarà adottata la tecnica dell'anastilosi: la ricostruzione mediante la ricomposizione dei pezzi originali. Se non si riuscirà a recuperarli tutti saranno inseriti anche blocchi nuovi. I tempi e i costi saranno chiari solo in seguito alla verifica di stamattina.

Proprio la Soprintendenza a maggio del 2020 aveva " diffidato" l'Autorità portuale affinché intervenisse urgentemente per la messa in sicurezza. " Il tempo perso - commenta La Rocca - ha aggravato le condizioni di degrado e probabilmente anche i costi del recupero, ma l'opera sarà ricostruita. Mi auguro che quanto accaduto sia un'occasione di riflessione sulla salvaguardia del nostro patrimonio culturale, ma anche di richiamo alle proprie responsabilità". A tentare di salvare l'arco nel 2019 ci provò l'assessore comunale al Mare, Daniela Villani inserendolo al primo posto tra i lavori da finanziare con i fondi della Città metropolitana. "Inviai una relazione al sindaco de Magistris e al capo di gabinetto - afferma - si impegnarono a occuparsene. I soldi c'erano, ma non è stato fatto nulla " . Intanto sui social scoppia la polemica ed alcune associazioni, tra cui Noiconsumatori, annunciano esposti in Procura " per individuare i responsabili e per il risarcimento dei danni".

L'interrogazione parlamentare
"Nei mesi scorsi diversi attivisti hanno segnalato il pericolo e, dallo scorso giugno, si attende un intervento dell'Autorità Portuale chiamata in causa dalla Sovrintendenza partenopea - dice in ua nota il Senatore del MoVimento 5 Stelle Vincenzo Presutto - Chiederò, appena le attività in aula me lo consentiranno, con una interrogazione ai Ministri competenti, di verificare le responsabilità di quanto accaduto e di mettere in atto tutte le misure in loro potere per recuperare un bene storico partenopeo del '700".

https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/01/04/news/napoli_crollo_arco_borbonico_sopralluogo_di_soprintendenza_e_carabinieri-281095679/


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