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Radicofani (Siena). Cubi di cemento sulla passeggiata che era romantica
Jori Diego Cherubini
Corriere Fiorentino - 17/1/2021

Era considerata la passeggiata romantica di Radicofani. Da qualche giorno però ha perso parte del suo fascino, a causa di vistosi cubi di cemento armato installati a bordo sentiero per sorreggere una grossa rete.

Una scelta che nel paese di Ghino di Tacco ha suscitato ilarità e indignazione: «È obbrobriosa — dice senza mezzi termini una ragazza del posto — capisco i lavori di riqualificazione e la messa in sicurezza, ma questi blocchi, inseriti in un punto panoramico da dove si vede la Val d’Orcia, e a ridosso della fortezza, non hanno davvero giustificazione, spero che vengano rimossi al più presto o almeno ricoperti in qualche modo dalla vegetazione».

La protesta, in breve, ha raggiunto i social, dove qualcuno l’ha presa con ironia: «Il famoso paesaggio toscano con i cipressi è stato sostituito dal cubismo in cemento, questi sono artisti, vanno compresi»; «Il geometra comunale dov’era?»; «È pericoloso per i ciclisti!»; «I cubi dovevano essere sottoterra, avranno letto male il progetto». Ma il primo cittadino, Francesco Fabbrizzi, non ci sta, e risponde per le rime: «Sono polemiche ridicole — afferma — per vari motivi: intanto si tratta di una soluzione provvisoria destinata a durare in totale sette-dieci mesi, inoltre siamo stati costretti a intervenire dopo un sopralluogo che aveva evidenziato una situazione non a norma».

Da qui la decisione di procedere con i lavori: «Sono stati finanziati dalla Regione Toscana — spiega — e approvati da tutti gli enti coinvolti; oltre ai blocchi, indispensabili a fortificare le longherine, abbiamo effettuato carotaggi, installato reti paramassi e interrato nuove piante autoctone, tra l’altro in una zona rimasta senza controlli per decenni».

Ma le polemiche riguardano soprattutto la parte estetica: «Certo — ammette Fabbrizzi — non saranno bellissime, ma ci premeva soprattutto mettere in sicurezza la rupe a ridosso del centro abitato». In effetti negli anni Ottanta la zona era stata interessata dal crollo di grossi massi, tanto da costringere l’amministrazione dell’epoca a correre ai ripari evacuando numerose abitazioni e installando alcune reti, col tempo diventate obsolete.



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