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Roma. Il Mausoleo è dello Stato
Edoardo Sassi
Corriere della Sera - Roma 17/1/2021

Dopo tre anni di trattative, vari stop & go e un contratto preliminare nel luglio scorso, poche ore fa l’ultima, decisiva firma: lo Stato ha acquistato una porzione del Parco archeologico dell’Appia Antica fino a ieri ancora in mani private. Un’area verde, di ridotte dimensioni, ma che al suo interno conserva i resti del cosiddetto Mausoleo di Sant’Urbano, monumentale tomba in laterizi databile al IV secolo dopo Cristo.

«Si compie un altro passo verso il pieno recupero al patrimonio pubblico del più importante complesso archeologico dell’Appia Antica rimasto in mani private — il commento del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, che nel 2017 aveva avviato le trattative — . Questa acquisizione è l’inizio di un percorso che aprirà ai cittadini questo sito straordinario, arricchendo così l’esperienza di visita della più grande area archeologica al mondo». «Una buona notizia — ha aggiunto il direttore del Parco, Simone Quilici — in un momento complicato per tutti. Il mausoleo è diventato negli anni un simbolo degli abusi che in questa zona erano perpetrati a danno dei beni culturali nonostante le innumerevoli denunce di tanti intellettuali, tra i quali voglio ricordare Antonio Cederna. Con questo nuovo acquisto avremo non solo modo di poter studiare a fondo l’edificio, acquisendo dati scientifici rilevanti, ma potremo anche restaurare e restituire alla cittadinanza un nuovo spazio verde, in uno dei tratti più suggestivi dell’Appia Antica. Un luogo davvero spettacolare, che ha ancora molto da raccontare».

L’acquisto infatti — per una cifra intorno ai 490 mila euro e in un’area che conserva imponenti mura alte dieci metri, con abside e nicchie laterali del Mausoleo e tracce della scalinata frontale d’accesso — permetterà infatti di scavare e studiare i resti (le ultime indagini risalgono a Rodolfo Lanciani, fine XIX secolo).

Il Mausoleo si trova su una traversa dell’Appia Antica all’altezza del IV miglio, tra la tomba di Cecilia Metella e il Casale di Santa Maria Nova, in via dei Lugari, dal nome dei fratelli Giambattista e Bernardo, che avevano acquistato il terreno dai Torlonia, famiglia che possedeva vastissimi latifondi nell’area, Villa dei Quintili compresa (molte ancora, e vaste, le parti di Parco in mano privata, comprensive di antichi casali e di parte dell’antico Acquedotto romano).

Il Mausoleo deve il suo nome a un episodio citato da fonti cristiane, secondo cui il corpo del santo sarebbe stato trasportato dalla devota matrona Marmenia in un edificio realizzato in una sua proprietà lungo la consolare. Di conseguenza la villa retrostante il sepolcro venne definita domus Marmeniae e il mausoleo attribuito, appunto, a Sant’Urbano.



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