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Firenze. Battistero, risplendono i mosaici. Lunedì riaprono Cupola e Duomo
Chiara Dino
Corriere Fiorentino - 23/1/2021

Ricchezza, rigore, complessità iconografica del Bel San Giovanni e dei suoi mosaici appaiono evidenti come non mai dai ponteggi montati per restaurare le sue pareti verticali. L’impianto decorativo del Battistero — con i due marmi a contrasto (il bianco di Carrara e il verde di Prato) e la sua teoria di angeli e profeti, padri della Chiesa e diaconi in oro e smalto — visto da su, basta da solo a dare la misura della potenza dell’Arte di Calimala, quella che riuniva i mercanti dei tessuti che fu sponsor unico di un edificio imponente.

Siamo saliti in alto, sino quasi a toccare il volto del Cristo giudicante della Cupola — non interessata da restauri — alla vigilia delle operazioni di smontaggio delle impalcature: da lunedì i primi quattro spicchi delle pareti potranno considerarsi recuperati al meglio e si procederà a rimontare i ponteggi dalla parte opposta, quella della Porta Sud, dove si proseguirà alla stessa maniera. Ci sono voluti 1 milione e mezzo di euro e tre anni di studi e interventi — si è partiti nel 2017 — per arrivare fin qui. I lavori che partiranno lunedì, quando riapriranno al pubblico Cupola e Duomo chiusi per l’mergenza Covid, dovrebbero concludersi a fine anno.

Ma quello fatto finora — «a costo di sacrifici in un momento economicamente complicato per l’Opera del Duomo» ci ha detto Vincenzo Vaccaro consigliere con delega ai restauri — ha dato esiti sorprendenti e ha aumentato le nostre conoscenze. Restauro e acquisizione di nuove nozioni storiche sono un tutt’uno inestricabile. E lo si capisce confrontando le parole di Annamaria Giusti, consulente storico-artistico del restauro, Beatrice Agostini, direttrice dei lavori architettonici e musivi, Samuele Caciagli, responsabile unico del procedimento e Claudia Tedeschi che segue gli interventi strutturali.

I mosaici delle pareti sono più tardi rispetto a quelli della Cupol con scene del Giudizio Universale , Storie della Genesi , di Giuseppe ebreo , di Cristo e del Battista e sono stati realizzati con tecniche diverse. «Probabilmente — spiega Annamaria Giusti — dopo aver finito i decori della copertura capirono che valeva la pena riproporli anche nelle pareti, stavolta rappresentando cherubini, santi, papi, diaconi e padri della Chiesa». Il gap tra il prima e il dopo non è esente da novità. Le pareti erano già state ricoperte di marmo quando si decise di intervenire con i mosaici. Dunque per procedere con le decorazioni, nei punti prescelti, vennero applicate sul marmo delle basi in terracotta (tavelle), che poi furono trattate con malta mischiata a olio di lino — ritardava l’essicatura della malta e lasciava più tempo agli artigiani per lavorare ai decori— a cui infine vennero giustapposti i mosaici. Ingegnoso il procedimento in tre step, ma ha ovviamente richiesto restauri differenti per ogni superficie. «Laddove mancavano solo piccole tessere — spiega Beatrice Agostinelli — queste sono semplicemente state sostituite. Dove i danni interessavano la malta si è proceduto alla sua ricostituzione trattandola con materiali capaci di farla riaderire alla base, riaggregarla e consolidarla, per poi decorarla con foglie d’oro e smalti». Ma in alcune parti musive le lacune interessavano tutti e tre gli strati. E qui si le scelte di restauro sono state due. In alcuni casi è stata ricostituita la base in terracotta che, dopo esser trattata, è stata dipinta. In altri la stessa base mancante è stata ricostruita in 3D. Non basta, la ripulitura dei marmi a parete ne ha restituito la bicromia, grazie anche all’abrasione del calcare e di cere coloranti usate in antichi restauri. Si è intervenuto sulle strutture dove le crepe a parete lo richiedevano, si è ripulito Il monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII di Donatello e Michelozzo. Infine uno dei capitelli ha rivelato una preesistente doratura. Uno solo, ma la cosa fa pensare che anche gli altri risplendessero d’oro. Ad aggiungere magnificenza a magnificenza.



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