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Nella Sala delle Carte Geografiche, un belvedere inedito su Firenze
Lorella Romagnoli
Corriere Fiorentino - 22/1/2021

Vi si accede da una porticina accanto al grandioso «Trittico Portinari» di Hugo van der Goes, a due passi dai capolavori del Botticelli e dalla Tribuna del Buontalenti, e si è subito inondati dalla luce che arriva da due nuove grandi finestre, uguali a quelle dei corridoi degli Uffizi. Il panorama sul puzzle dei tetti, sul campanile e la basilica di Santa Croce, sulla biblioteca Nazionale, fino a San Miniato e al piazzale Michelangelo è uno spettacolo. Prima tutto questo, quando c’erano le vetrate novecentesche a losanghe, non si vedeva.

Siamo nella Sala delle Carte Geografiche, ci sono i ponteggi, fervono i lavori per ultimare il restauro degli affreschi e il riallestimento grazie agli americani Friends of The Uffizi Galleries di una stanza «nascosta» e a lungo chiusa al pubblico dove arte, geografia e urbanistica sono un tutt’uno. L’ultima apertura ai visitatori era stata nel 2014, quando venne esposta per la prima volta la «Tavola Doria»; ancor prima, a fine anni Novanta, la sala era stata set insieme ad altri ambienti degli Uffizi del thriller La Sindrome di Stendhal di Dario Argento con protagonista la figlia Asia.

Entro l’anno entrerà a far parte del percorso museale con il suo belvedere «inedito», riallacciandosi in un certo senso alle origini quando era una loggia, poi chiusa. Quella che un tempo chiamavano Terrazza delle Carte Geografiche fu realizzata nel Cinquecento grazie al cardinale e poi granduca Ferdinando I de’ Medici (1549-1609) desideroso di un ambiente speciale dove poter esporre la sua collezione di strumenti scientifici. Qui spiccano i bellissimi affreschi del Dominio Vecchio Fiorentino, dell’Isola d’Elba e dello Stato di Siena opera di Ludovico Buti, su disegni del cartografo Stefano Bonsignori e sul soffitto (al momento non visibile per via dei restauri) l’«Allegoria delle costellazioni» di Jacopo Zucchi, l’allievo del Vasari che partecipò alle decorazioni del Salone del Cinquecento e dello Studiolo di Francesco I, nonché artista prediletto del coltissimo e raffinato Ferdinando che gli affidò, tra gli incarichi, la decorazione del suo palazzo romano. L’«Allegoria» proviene proprio da lì, dalla camera da letto del cardinale. La volle per questa piccola grande sala, che secoli fa «dialogava» con lo «Stanzino delle Matematiche» attiguo alla Tribuna dove fece allestire la collezione degli strumenti scientifici iniziata dal padre Cosimo I, poi confluita nel Museo Galileo.

Questa «stanza con vista» a detta del direttore Eike Schmidt è uno dei luoghi più suggestivi al mondo. Quando, entro l’anno riaprirà insieme alle nuove sale del Cinquecento e a quelle degli autoritratti provenienti dal Vasariano, potrà essere uno dei nuovi simboli della Galleria. Magari inserito in un itinerario fiorentino ad hoc che porti alla riscoperta della gloriosa tradizione scientifica e geografica della città.



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