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Firenze. La Curia vende il Convitto della Calza. «Ci si libera di ciò che non serve più»
Antonio Passanese, Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino - 21/1/2021

Il sito web è inaccessibile da tempo. Sul campanello non c’è più targhetta. Gli operai che portano via scatoloni di materiale. Tre indizi portano a scoprire che il Convitto della Calza, il centro congressi e «casa per ferie» (con annesso convitto per preti anziani autosufficienti) è venduto. Di proprietà dell’Arcidiocesi di Firenze, gestito dalla società omonima (annessa alla «Congregazione dei sacerdoti di Gesù salvatore», che l’anno scorso ha nominato un commissario straordinario), il complesso da 16 mila metri quadri accanto a Porta Romana cambia proprietario.

La conferma arriva dall’Economo diocesano, Stefano Ciappelli. «Nell’economia della gestione dei beni della Curia, ci si libera di ciò che non serve più. Il patrimonio, in alcuni casi, è solo una fonte di costi, perché noi paghiamo le tasse e l’Imu». Diecimila euro l’anno, per quell’immobile, è l’ultimo dato disponibile. Il Convitto della Calza è chiuso dall’8 marzo scorso «causa Covid». La Curia in realtà lo aveva messo in vendita da prima, tramite un advisor, Progenia. In passato, si rumoreggiava negli uffici di Palazzo Vecchio, era stata anche chiesta la trasformazione in albergo nella sua interezza: al momento, le camere a disposizione sono solo 38 (ma appunto, «case per ferie», una sorta di affittacamere, senza i servizi di un hotel). Ma il Piano strutturale vigente e il Regolamento urbanistico comunale non consentono l’apertura di nuovi alberghi in centro storico, fu spiegato. Le trattative di vendita sono quindi proseguite e, come dimostra la situazione attuale la vendita è già decisa, sarà formalizzata a breve.

All’interno del convitto della Calza, i cuscini sono accatastati in quella che è sempre stata la sala deputata alle riunioni e alle conferenze. Altri guanciali, insieme a coperte, sedie e comodini, sono stati ammassati nell’antico chiostro. L’interno sembra un cantiere, e alcuni operai lavorano senza sosta per liberare la struttura entro fine mese. Le persone presenti spiegano che le chiavi del Convitto dovranno essere restituite il 31 gennaio. Si capisce che sono mesi che il Convitto è chiuso, inattivo, anche dalla montagna di lettere lasciate sul bancone della conciergerie e dalla polvere che si è accumulata.

Ciappelli si trincera dietro il «no comment» quando si chiede il nome del proprietario e il valore della transazione. L’Economo smentisce solo che si tratti di una società aretina o di un fondo spagnolo, le voci che si rincorrevano nel quartiere: «Resterà fiorentina». E con che destinazione? «Quella attuale: 55% “servizi alla comunità”», cioè centro congressi e 45% «casa ferie». I parroci pensionati che un tempo si ritiravano qua «ormai non ci sono quasi più, abbiamo verificato che restano in parrocchia a lungo» e basta il centro nato a Piazzale Michelangelo per i non autosufficienti. Il Convitto è una struttura enorme: quando furono realizzati sotto all’ex struttura religiosa gli spazi congressuali, furono portati via quasi 6 mila metri cubi di terra. Le carte del ministero parlano di 2.4 milioni di cofinanziamento statale (l’Arcidiocesi ce ne mise ulteriori 3), a Ciappelli ne risultano «solo 600 mila». Ma comunque fu aperto un centro congressi (la principale sala è da oltre 400 posti, interrata) e 75 posti letto come Casa per Ferie «per ospiti legati comunque a episodi di raccoglimento spirituale e di preghiera» spiegarono i progettisti, capitananti dall’architetto Filippo Tosetti. Ora sarà solo per turisti.



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