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Firenze. La Tribuna del David non è il salotto di casa
Franca Falletti
Corriere Fiorentino - 19/1/2021


Caro direttore,
nelle pagine nazionali del Corriere della Sera è comparsa domenica la notizia, corredata da foto, della nuova sistemazione delle opere di Lorenzo Bartolini conservate presso la Galleria dell’Accademia di Firenze.
Il progetto della direttrice è tale che mi obbliga a intervenire, per quanto in otto anni di pensionamento mi sia sempre astenuta dal farlo. Apro con due note sull’allestimento appena smontato. Esso fu curato nel 1983 da Sandra Pinto, Ettore Spalletti e Carlo Sisi, in assoluto fra i migliori esperti di Ottocento che allora ci fossero al mondo. Chiedo alla signora Hollberg: chi la affianca in questo suo nuovo allestimento? Considerando che lei è laureata in Storia medioevale, immagino che non abbia, legittimamente, alcuna competenza specifica in merito. Se sbaglio mi si faccia notare. La disposizione scelta nel vecchio allestimento fu ispirata ad una foto scattata subito dopo la morte di Bartolini, dove si vedeva il suo studio, ormai divenuto studio Romanelli, allestito con lunghe mensole su cui stavano collocati i busti. Si chiama filologia, applicata ai progetti di allestimento. L’allestimento storico della Tribuna non aveva un senso filologico, ma emotivo. Come tutti sanno, il David fungeva da punto di fuga prospettico e da acme emotivo, appunto, all’incedere solenne dei Prigioni lungo l’ampio corridoio di ingresso, esaltando la potenza del capolavoro michelangiolesco. Si può considerarlo un allestimento vecchio e pensare a cambiarlo, anche radicalmente, ma allora occorre che la signora Hollberg ci faccia sapere in base a quale ragionamento, filologico o no, ha deciso di incidere così pesantemente sull’estetica della Tribuna del David? Quali esperti di Michelangelo e di allestimenti museali ha consultato in merito? Perché anche in questo non mi risulta lei abbia credenziali da esibire. Perché occorrerebbero credenziali pesanti. La Tribuna non è il salotto di casa. Procediamo con la nuova sistemazione, per come appare nella foto pubblicata domenica. I busti sono appoggiati su strutture inserite fra i Prigioni, ad un’altezza che non pare avere una spiegazione plausibile. Questi busti, ovvero la loro versione in marmo, quando venivano esposti nei palazzi, nelle ville o nelle case dopo aver lasciato mensole dello studio dell’artista, stavano collocati su colonne ad un’altezza tale che lo sguardo della persona raffigurata potesse incrociare quello del riguardante. Chiedo ancora alla signora Hollberg: quale è il significato della scelta di sollevare da terra i busti solo di una ventina di centimetri come se uscissero da una lastra tombale? Come pensa di ovviare all’imbarazzo del visitatore e all’umiliazione di questi peraltro nobili e nobilissimi personaggi? E soprattutto, come pensa di garantirne la sicurezza il giorno in cui (e speriamo sia presto) la Tribuna tornerà ad essere gremita di persone? Cosa dirà alle guide con i loro ben nutriti gruppi? Nell’articolo si auspica che esponendo i busti in un luogo più frequentato si moltiplichino le occasioni di riconoscimento dell’identità delle persone ritratte. Sarà vero? A questa domanda rispondo io. No. Perché? Perché non si tratta di calciatori né di influencer. Si tratta di personaggi della prima metà dell’Ottocento, quindi di cui non esistono foto (salvo rarissime eccezioni) e comunque in massima parte conosciuti solo da una élite di studiosi o di persone di cultura. A conferma faccio presente che in trent’anni in cui il salone è stato aperto al pubblico, sono venuti dal pubblico solo due riconoscimenti, quello di Marco Paolini e quello di Marie d’Agoult. Tutti gli altri riconoscimenti (e sono stati tantissimi) sono venuti, come accade sempre, dal duro e approfondito impegno degli specialisti storici dell’arte che da tutte le parti del mondo collaboravano con noi al lavoro di ricerca con Bartolini. Aspetto chiarimenti dalla direzione dell’Accademia e dal ministro Franceschini, non solo a mio nome, ma a nome di tanti miei colleghi rimasti assai sfavorevolmente colpiti dalla notizia. Circola anche la voce che questa sistemazione sia provvisoria. Devo dire che dalle parole della direttrice questo non lo si evince, ma a volte i giornalisti sono birboni. Se fosse così fatecelo sapere subito, perché ci sentiremmo tutti sollevati da un grosso peso.

Franca Falletti
Storica dell'arte, già Direttrice della Galleria dell'Accademia



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