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Paestum. «Ecco le 200 monete antiche rubate». Il ladro le restituisce nel confessionale
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno - Campania 22/1/2021

«Ero nell’area archeologica quando un collaboratore si avvicina con una strana espressione: “Direttore c’è qualcuno che le vuole parlare in privato”. Guardo nella direzione che mi indica e vedo un prete. Interessante, penso, immaginando che si tratti di una scoperta casuale».

Gabriel Zuchtriegel, alla guida del Parco Archeologico di Paestum Velia, racconta con inconfondibile accento tedesco sempre più arrotondato di italianità, un singolare episodio di restituzione.

«Si trattava di un parroco del territorio contiguo a Paestum - continua - che aveva in mano una busta di plastica, di quelle in cui mettiamo le merende dei nostri figli. «Un fedele che vuole rimanere anonimo, durante la confessione mi ha dato questo sacchetto chiedendomi di consegnarlo esclusivamente nelle mani del direttore». E cosa c’era dentro? «Monete di argento e bronzo, un anello, frammenti di decorazioni e piccoli applique, probabilmente di mobili o suppellettili: tutti in metallo. La persona si era pentita di aver occultato questo piccolo tesoro e lo ha restituito per togliersi un peso dalla coscienza».

Com’è lo stato di conservazione? «Dopo venti secoli sotto la terra, non buono. Ho consegnato tutto al nostro laboratorio di restauro dove è già iniziato il recupero di alcuni pezzi, mentre altri sono risultati dei falsi». Ad analizzare le monete è stato il professor Federico Carbone, numismatico dell’università di Salerno. «Di 208 reperti numismatici - spiega - 7 sono falsi. Dei 201 originali 5 sono in argento, una medaglietta è in alluminio e tutti gli altri sono in lega di rame». E poi: «Tra le monete si distinguono due insiemi piuttosto omogenei: il primo è rappresentato dai bronzi della zecca di Paestum - soprattutto esemplari dal III sec. a.C. e fino all’età augustea - il secondo è composto da follis e frazioni di follis compresi tra la metà e la fine del IV sec. a.C.».

Il «pentito archeologico» ha un certo gusto visto che ha conservato anche «bronzetti di Poseidonia, di Velia e di media età imperiale». Delle monete, alcune sono illeggibili mentre «altre 45 potrebbero restituire informazioni dopo la pulizia. La composizione del nucleo rispecchia quanto generalmente si rinviene nel territorio pestano» conclude l’esperto.

Ma chi potrebbe essere la misteriosa persona tormentata dal rimorso: un tombarolo? Un ricettatore?

«Non sappiamo - spiega Zuchtriegel - se si sia trattato di un furto: la storia rimane nel segreto del confessionale, ma la presenza di alcuni falsi fa pensare al commercio di antichità. Questo lieto fine ci dà però l’occasione per fare un appello a chi dovesse nascondere reperti a casa: seguite l’esempio e restituiteli. L’archeologia non controllata, diciamo così, fa perdere il contesto di provenienza che vale più dell’oggetto in sé per noi studiosi. Cambia tutto se ci troviamo in un santuario o in un mercato».

C’è poi l’antica storia della jettatura: i frammenti archeologici rubati a Pompei pare portino male. Vale anche per Paestum? «Non sono esperto di magie, filtri e jettature ma ho l’impressione che ci sia un livello emotivo in cui l’aver sottratto oggetti antichi incida profondamente, pesa sulle persone come una maledizione. Ricordo, ad esempio, che due anni fa dagli Stati Uniti un uomo ci restituì una statuetta che aveva rubato quando era bambino».



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