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Napoli. La Scorziata e le sue duecento «sorelle» a rischio
P.M.
Corriere del Mezzogiorno - Campania 21/1/2021

Chiese che cadono a pezzi; ché anche l’incuria è sacrilega. Affreschi offesi dalle crepe, ponteggi che sorreggono volte che si sbriciolano, navate che — Dio non voglia — potrebbero caderti addosso, come denunciato più volte dal Comitato di Portosalvo. Molti luoghi di culto versano in condizioni che non ti aspetteresti per una città come Napoli che conta oltre 500 chiese. Basta pensare, oltre al crollo di ieri, a Santa Maria del Popolo degli Incurabili, risalente al 1530: all’alba del 24 marzo 2019 è crollata una volta di sostegno del pavimento retrostante l’altare maggiore e il crollo ha provocato anche un cedimento che ha interessato la tomba di Maria D’Ayerba, co-fondatrice dell’Ospedale degli Incurabili, e parte del coro ligneo. Un danno, incommensurabile per la storia e il patrimonio artistico e monumentale della città. Ma ce ne sono almeno altre duecento a rischio. Cominciamo dalla chiesa dei Girolamini dove una crepa sta mettendo in pericolo l’affresco nella nicchia di una delle navate.

Caso a parte è la chiesa della Scorziata — costruita nel 1579 per volontà di Luisa Paparo, in seguito alla disposizione del padre Aurelio, e di Giovanna Scorziata, vedova di Ferrante Brancaccio — perché oltre all’abbandono c’è anche l’oltraggio dei furti. Nel 1993 senza alcuna pietà sono state divelte e rubate tutte le opere d’arte all’interno: paliotto con bassorilievo scolpito, la grande tela di un allievo di Solimena e i marmi dell’altare maggiore. Nel tempo è stata praticamente trafugata ogni cosa: un San Giovannino copia di Caravaggio attribuito a Battistello Caracciolo, madonne del Sei-Settecento, cone lignee, la statua marmorea di Santa Rosa, pulpito, organo e acquasantiere. Un colpo che assomiglia ad un espianto sistemico d’organi nel cuore antico di Napoli. Nel 2011 sono segnalati dalla stampa affreschi ancora sconosciuti, per arrivare al fatale incendio del 2012, quando per la festa dei cippi di Sant’Antuono, le fiamme devastano completamente la chiesa partendo dai cassonetti della spazzatura posti inspiegabilmente per anni davanti alle splendide balaustre settecentesche d’ingresso.

Infine, c’è la chiesa di San Nicola alla Carità, costruita dai Pii Operai tra il 1647 e il 1682, e raggiunse il suo massimo splendore nel primo Settecento, quando furono portati a termine tutti i lavori. È certamente una delle più belle chiese barocche napoletane. Il parroco si sta battendo per continuare i lavori di restauro. Alcune volte sono compromesse, permangono ancora i ponteggi. La chiesa fu oggetto di un precedente restauro ad opera di Meridonare (la prima piattaforma di crowdfunding sociale) di quattro dipinti grazie ad un fondo di circa 5.000 euro. E la chiesa di Gesù e Maria nell’omonima piazzetta. Sepolta dai rifiuti e spogliata di tutto. Ora affidata a privati. Forse si salverà.



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