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Girolamini, concorso in peculato: assolto l’ex senatore Dell’Utri
Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno - Campania 20/1/2021

«Il fatto non sussiste»: al termine di un dibattimento durato poco meno di tre anni la I sezione del Tribunale, presieduta da Francesco Pellecchia, ha assolto con formula piena dall’accusa di concorso in peculato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. La vicenda è arcinota e ha tenuto banco a lungo sulle prime pagine dei giornali: al politico, che è un appassionato bibliofilo e collezionista, l’ex direttore dalla biblioteca dei Girolamini, Marino Massimo De Caro, regalò 14 preziosi volumi, una piccola parte di quelli di cui si era impadronito saccheggiando gli scaffali assieme a un gruppetto di collaboratori e disattivando il sistema di allarme.

Secondo l’ipotesi accusatoria esisteva «un accordo» affinché il direttore «asportasse dalla biblioteca napoletana quei volumi con l’intesa di consegnarli a Dell’Utri». De Caro, riteneva la Procura, era stato nominato consigliere dell’allora ministro dei Beni Culturali, Galan, proprio su indicazione dell’ex senatore. Per questo il pm di udienza Antonella Serio aveva chiesto per Dell’Utri la condanna a sette anni: il collegio invece, accogliendo la richiesta degli avvocati Claudio Botti e Francesco Centonze, ne ha deciso l’assoluzione. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni; evidentemente, però, i giudici hanno ritenuto non solo che Dell’Utri non sia stato l’artefice della nomina di De Caro (già processato e condannato in un altro processo), ma che neppure conoscesse la provenienza dei volumi avuti in regalo: altrimenti il reato sarebbe stato derubricato in quello più lieve di ricettazione. Come hanno sottolineato i suoi legali, l’ex senatore possiede una collezione di circa 40.000 libri antichi, gestiti ora da una fondazione, e non aveva la necessità di commissionare il furto di altri 14 esemplari. Decisiva, probabilmente, la presenza in aula dell’imputato nell’udienza precedente, quando Dell’Utri ha fornito spiegazioni e chiarimenti che con ogni probabilità hanno convinto i giudici. Venuto a conoscenza della loro provenienza, il politico restituì subito 13 dei 14 volumi; l’ultimo, una preziosa copia dell’Utopia di Tommaso Moro, è stato ritrovato e restituito un paio di anni fa: era stato spostato ed è stato necessario rintracciarlo.

«Sono contento che le ragioni della difesa abbiamo infine trovato ascolto — ha commentato il politico —; Questa sentenza mi restaura in buona parte l’anima bibliofila, ma non può purtroppo restituirmi quella integrità fisica e serenità psicologica che mi sono mancate in tanti anni di accuse giudiziarie e mediatiche».

Lo scandalo della biblioteca esplose nel 2012, quando, grazie anche a due dipendenti che si erano opposti in tutti i modi al saccheggio, emerse che De Caro aveva portato via numerose casse di libri antichi, anche approfittando dello stato di abbandono in cui si trovava la biblioteca. La vicenda ebbe un’eco mondiale. «Una ferita insanabile inferta alla città di Napoli, alla sua immagine e alla cultura e che colpisce a morte una delle sue straordinarie eccellenze»: così descrisse l’accaduto il gup Egle Pilla nelle motivazioni della sentenza di primo grado, con la quale De Caro era stato condannato a sette anni. «I libri trafugati e rivenduti alle case d’asta di mezza Europa costituiscono un colpo fatale al prestigio della cultura italiana, mortificata dalla diffusione a livello internazionale delle notizie riferite dalla stampa sulla spoliazione e sulla devastazione perpetrate. Sorprende l’enorme mole di volumi trafugati in massa e la rapidità con cui questa massa consistente di libri sia confluita in una sorta di rete di smistamento che è apparsa tutt’altro che improvvisata».



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