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E davanti agli Uffizi riecco la coda. Ma ora sono giovani e fiorentini
Jacopo Storni
Corriere Fiorentino - 27/1/2021

Ore 10.30. Pietro arriva nel piazzale degli Uffizi e non crede ai suoi occhi. Pensava di entrare in pochi secondi, e invece si deve mettere in coda: «Non pensavo ci sarebbe stata tutta questa gente, tutta questa fila». Una fila di quelle che Firenze non vedeva da tempo, nell’anno della pandemia. Cinquanta, poi cento, quasi duecento persone a metà mattinata. E Pietro va in fondo alla fila, che serpeggia sotto il loggiato delle Gallerie per quasi cento metri.

Una notizia bellissima, per Firenze e per gli Uffizi, che tornano a ripopolarsi dopo mesi di lockdown. Nella coda ci sono quasi esclusivamente fiorentini e qualche turista toscano, da Vada, da San Vincenzo, da Livorno, da Grosseto. Niente più turisti stranieri, niente gruppi, niente folla di bagarini che offrono biglietti salta-fila. Segnali di ritrovata normalità, ma di una normalità totalmente diversa dalla precedente.

Il museo si rianima, i quadri tornano vivi, è come se le statue e le figure tornassero a danzare e parlare davanti agli occhi degli spettatori, dentro stanze finalmente riempite (o quasi, c’è spazio in abbondanza per rispettare le prescrizioni anti contagio) di visitatori. Non c’è bisogno di molte parole per raccontare il senso di questa affluenza. A spiegarlo su tutti è una signora che se ne sta in fila con il marito: «Perché oggi siamo qui? Perché avevamo bisogno di bellezza. Siamo stanchi di questa pandemia, stanchi di questa chiusura forzata nelle nostre case. Quando ho saputo che i musei avrebbero riaperto, non ho esitato un attimo e ho detto a mio marito che saremmo andati a visitare gli Uffizi».

È la ricerca della normalità, ma che anche qui tutto sia diverso dalla stagione pre Covid è facile capirlo. Non ci sono le comitive, non ci sono i torpedoni di turisti, non ci sono i gruppi mordi-e-fuggi con le guide turistiche armate di bandierina. Non ci sono i crocieristi pronti ad assaggiare i capolavori degli Uffizi in 45 minuti. «Altro che tre quarti d’ora, io dentro la Galleria voglio restarci almeno tutta la mattina» dice una giovane ragazza laureata in architettura che sta per entrare nel museo. Non ci sono le finte statue di marmo incarnate da chi chiede un’offerta, non ci sono i risciò pronti a trasportare i turisti da una parte all’altra del centro storico. Soltanto la forma della coda è la stessa.

E nella coda c’è anche un signore di oltre ottant’anni accompagnato da suo figlio. «Era da tanto che non venivo a visitare questi capolavori, sicuramente mi farà bene tornare dentro gli Uffizi dopo tanto tempo, penso che in qualche modo mi allungherà la vita». L’arte che riempie l’anima, la fila che si snoda nel piazzale sotto una magnifica giornata di sole. Per qualcuno sembra un sogno. Come per Francesco, che sussurra quasi provando un certo imbarazzo: «Sono fiorentino, ma non sono mai venuto agli Uffizi prima d’ora, così in questi giorni ne ho voluto approfittare insieme alla mia fidanzata».

Gli Uffizi hanno riaperto giovedì scorso, e subito è stato il pieno di fiorentini in visita. Nel primo giorno di apertura, 776 persone, venerdì hanno quasi raddoppiato, arrivando a 1.167. Chiusi per il weekend e lunedì, ieri le Gallerie hanno riaperto facendo registrare ben 1.293 visitatori.

Tra loro anche Massimiliano, 16 anni, arrivato qui insieme ai suoi genitori. «È la mia prima volta agli Uffizi, era un piccolo grande sogno che avevo espresso durante la pandemia e adesso finalmente diventa realtà».

Non sono pochi i giovanissimi in visita al museo, tra loro anche due studentesse che preferiscono non essere intervistate. Ed ecco il motivo: «In realtà non potremmo essere qui al museo, dovremmo essere a fare la didattica a distanza a casa, ma abbiamo preferito goderci questo sole e soprattutto gli Uffizi...». Proprio come aveva detto scherzando Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, riaprendo le sale soltanto qualche giorno fa. «Ragazzi, se dovete fare forca a scuola venite qui», aveva detto in uno scherzoso appello. Qualcuno lo ha preso alla lettera.



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