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Firenze, Convitto della Calza. Le Ragioni di una scelta, è il tempo della carità
Sabina Ferioli
Corriere Fiorentino - 26/1/2021

Gentile Direttore, scrivo questa lettera per precisare alcuni aspetti relativi a quanto riportato sul suo giornale riguardo alla vendita da parte della diocesi del Convitto della Calza, per correttezza, completezza di informazione e per sottolineare importanti, seppur già note questioni.

La Chiesa deve concentrarsi sempre di più sul centro della sua missione (annuncio, sacramenti, carità) lasciando da parte quanto appesantisce o addirittura richiede risorse, anche per rispondere alle esigenze indicate dallo stesso Papa Francesco e dalle nuove emergenze.

Destinare il Convitto della Calza ad una finalità diversa per la città (sociale, culturale, pubblica) è stata, come facilmente immaginabile, la prima strada che si è percorso. La diocesi ha cercato come suoi primi interlocutori le istituzioni e gli enti del territorio, come fatto fino ad oggi e come continuerà a fare in collaborazione e nel rispetto delle autonomie di ciascuno. Nessuno, per vari motivi, ha ritenuto che questo immobile avrebbe potuto trovare un utilizzo in chiave sociale. Solo allora ci si è rivolti al mercato privato, avendo appreso che non ci sarebbero state possibili variazioni di destinazione d’uso. Quindi non cambierà nulla, perché chi ha acquistato continuerà a fare la stessa attività ricettiva e convegnistica gestita da tempo dalla diocesi, che manterrà la proprietà della chiesa di San Giovanni Battista della Calza, nella speranza di poterla valorizzare per il culto, compatibilmente con la diminuzione del clero.

Il problema della gestione di questo tipo di immobili, da parte di tutte le diocesi, è stato descritto nel giornale: patrimonio ormai sproporzionato rispetto alle esigenze attuali, e allo stesso tempo costoso da mantenere. Mantenimento di un patrimonio che peraltro diventa sempre più incompatibile con gli impegni primari di una diocesi che sono la conservazione, il restauro, la riqualificazione delle strutture al servizio della vita pastorale (chiese, complessi parrocchiali), e per sostenere le tante opere caritative, completando poli importanti come quello a Novoli, in via Corelli, ed altri ancora in città.

Le risorse per far questo diminuiscono, mentre aumentano in modo esponenziale le richieste di sostegno per vecchie e nuove povertà: senzatetto, famiglie in difficoltà, migranti, disabili, disoccupati. La situazione si è ulteriormente aggravata a causa della pandemia, dato che da un lato si sono ridotte le entrate (es. le offerte da parte dei fedeli), e dall’altro si moltiplicano ogni giorno le persone che bussano alla porta della Caritas e delle parrocchie. Una situazione che è destinata a peggiorare, come ha appena indicato il Dossier sulle povertà presentato dalla Caritas Toscana, perché colpisce ora anche i più i giovani, e che si aggraverà prevedibilmente quando scadrà il blocco dei licenziamenti.

La diocesi di Firenze è impegnata da sempre, e a maggior ragione in questo momento storico, a far fronte a tutto questo, ma le risorse non sono illimitate e la vendita della Calza va inquadrata in tutti questi obiettivi. Per citare solo una cifra va segnalato che fra il Fondo ordinario di solidarietà e quello straordinario per emergenza Covid, per le nuove povertà, sono stati erogati dalla diocesi di Firenze solo da marzo oltre 400 mila euro, senza considerare tutto l’impegno quotidiano della Caritas per le varie attività (le mense, i pacchi alimentari, l’aiuto alle famiglie in difficoltà ecc).

La Chiesa, anche grazie ai fondi dell’8x1000, non manca e non mancherà mai di assolvere al suo impegno di carità, e ancora di sussidiarietà in tanti ambiti, ma è indiscutibile, per quanto sopra esposto, che questo debba comportare scelte.

Sabina Ferioli.
Responsabile ufficio stampa Arcidiocesi di Firenze



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