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Roma. Loggia di Galatea, il restauro
Federica Manzitti
Corriere della Sera - Roma 30/1/2021

I camici bianchi dell’arte tornano a Villa Farnesina. Si sono inaugurati i lavori di restauro delle decorazioni della Loggia che oggi chiamiamo di Galatea per l’affresco di Raffaello raffigurante il Trionfo della ninfa marina, ma alla cui gioiosa eleganza hanno contribuito tra gli altri anche il pittore veneziano Sebastiano del Piombo e lo stesso Baldassarre Peruzzi, architetto dell’intera villa. L’intervento si inserisce nel programma di conservazione coordinato dall’Accademia dei Lincei che ha qui sede sin dall’immediato dopoguerra ed è condotto dall’Istituto Centrale per il Restauro.

La Loggia è stata teatro di meravigliosi ricevimenti e banchetti, a partire da quelli che le cronache dell’epoca definirono memorabili, organizzati del primo proprietario, il ricco banchiere di origine senese Agostino Chigi che commissionò la realizzazione di una delle più ammirate residenze rinascimentali. Mecenate, collezionista e bon vivant, Chigi era anche appassionato di arte antica, mitologia, astronomia, tutti elementi che ricorrono nelle decorazioni della Loggia che appare come un’illustrazione della sua vita. Ad esempio attraverso l’oroscopo natale dipinto da Baldassarre Peruzzi nella volta, o le figure dei miti classici riprese da Sebastiano del Piombo per le lunette e ovviamente il Trionfo di Galatea firmato Raffaello. Nel 1650, quando la villa era già passata nelle mani della famiglia Farnese, le arcate originariamente aperte sul giardino vennero chiuse, e nuove decorazioni si aggiunsero quando nella seconda metà dell’Ottocento la Farnesina divenne la residenza dell’ambasciatore spagnolo, il duca di Ripalta.

Da qui ai prossimi mesi, con il fine lavori previsto per il prossimo autunno, due squadre di restauratori composte da cinque studenti dell’Istituto Centrale per il Restauro e un professore si alterneranno per recuperate e insieme studiare sia il disegno originario cinquecentesco, che gli interventi decorativi successivi, con l’obiettivo di favorire la leggibilità di tutte le fasi inscritte nella storia di questo luogo. «Un restauro critico» lo ha definito Alessandro Zuccari socio dell’Accademia «che porterà anche al recupero cromatico dell’ambiente e alla messa in sicurezza delle parti non ancora restaurate» così come vuole la commissione Villa Farnesina istituita per lo studio e la conservazione dell’intera abitazione rinascimentale. «Un modello nato nel secolo che stabilisce i modelli, ovvero il Cinquecento» secondo Luigi Ficacci direttore dell’Icr «dove la natura dei giardini si fece architettura e si inserì magistralmente nel paesaggio della nuova Roma esemplare di Giulio II».

Il cantiere è finanziato con trecentomila euro dal Mibact attraverso il Fondo per lo sviluppo del Paese.



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