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Napoli. «L’acqua risale dalla falda interrotta. È molto corrosiva perché salmastra»
Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno - Campania 30/1/2021

I lavori per la costruzione della nuova linea della metropolitana sono stati diverse volte al centro del dibattito politico, e non solo, della città di Napoli. Sull’opportunità, o meno, di scavare in determinati punti si è parlato a lungo, così come si è discusso su eventuali criticità causate dalle attività di scavo.

In buona parte della zona del centro città, partendo proprio da quella del fossato di Castel Nuovo e dei Cavalli di bronzo, erano presenti fontane di acqua zurfegna , dall’intenso sapore ferroso e sulfureo. Molte di quelle fontane sono state chiuse e non più utilizzate, dell’acqua delle mummare si era quasi persa traccia, fino a quando qualche mese fa l’acqua tipica della zona del Chiatamone non “riappare” dalle parti del Beverello. Un evidente segnale che quell’acqua non è mai scomparsa, ma è rimasta nel nostro sottosuolo per centinaia di anni. Per capire se ci può essere una correlazione tra i lavori per la creazione della linea metropolitana e i segni di trasudazione sui bastioni del Maschio Angioino e le pareti di Palazzo Reale (lato Molosiglio), abbiamo interpellato Gaetano Sammartino, geologo e presidente della sezione Campania della Società italiana di geologia ambientale.

Occorre essere preoccupati? Può esserci una relazione tra lavori e infiltrazioni?
«La premessa d’obbligo è che bisognerebbe approfondire e studiare bene il fenomeno. In linea di massima, però, ci può assolutamente essere una correlazione. Innanzitutto c’è da considerare che ci troviamo in prossimità della linea di costa, dove l’acqua è salmastra e quindi particolarmente corrosiva. Poi siamo in una zona con parecchie sorgenti sotterranee che in qualche modo sono costrette a trovare “strade alternative”».

Un fenomeno “obbligato” vista la presenza del cemento nel sottosuolo usato per i lavori di costruzione della linea metropolitana, giusto?
«Una conseguenza. La risalita delle falde potrebbe andare a intaccare le fondazioni di certe strutture, ma c’è da studiare bene il fenomeno».

Come già accaduto alla riviera di Chiaia con il crollo di un’ala di palazzo Guevara.
«Quello fu un cedimento molto importante e certamente la circolazione di acqua nel sottosuolo ha in qualche modo favorito il crollo».

Spesso dimentichiamo quello che è successo, è come se non imparassimo.
«Certe situazioni possono essere studiate per prevenire disastri e situazioni complicate».

Se il sottosuolo diventa fragile non c’ è da stare tranquilli allora.
«Certo, se c’è un disequilibrio nel sottosuolo e si modifica l’assetto in superficie mi sembra chiaro».

Tornando alla zona del Molosiglio, alla Galleria Vittoria, ai muri umidi di Maschio Angioino e Palazzo Reale, c’ è da allarmarsi?
«Sono sicuramente segnali da non trascurare e che ci devono far riflettere. Come detto in premessa, c’è però, da indagare, da studiare bene la situazione prima di poter dare giudizi definitivi».

E’ esagerato pensare a futuri dissesti o crolli dovuti a un “collasso” del nostro sottosuolo?
«Credo si sia ancora in tempo, eventualmente, per agire e trovare una soluzione. Ripeto, non trascuriamo certi segnali che possono aiutarci a intervenire, se necessario».



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